Dopo l’attesissima conferenza di Oculus, il mondo si sta domandando fino a che punto l’evento abbia influito sull’evoluzione della realtà virtuale. In questo righe cercheremo di evidenziare i tratti salienti che hanno fatto più discutere la community mondiale e cosa dobbiamo aspettarci nell’immediato futuro. Parliamo dunque dell’Oculus Connect 5, l’evento di maggior rilevanza per la società videoludica; non solo per dare respiro a nuovi progetti, ma anche per fare il punto della situazione, talvolta con autocritiche. Oltre alla valanga di novità attese per il 2019, a scaldare subito l’ambiente sono le esplosive dichiarazioni di John Carmack, le quali ci aiutano a posizionare i prodotti presentati sul mercato attuale, trovare i diretti rivali e stabile se vale la pena investire nel futuro di Oculus. Il piatto principale è senza ombra di dubbio il nuovo sognante Oculus Quest, visore dalle enormi potenzialità che riversa un fascino da film di fantascienza. Ma cos’è esattamente e da dove nasce questo curioso visore di ultima generazione?

Conosciuto in passato con il criptico nome di “Project Santa Cruz”, tra le piccanti novità servite durante la conferenza ecco spuntare l’annuncio bomba del Oculus Quest, un visore progettato interamente per l’esperienza gaming a 360°. Il prodotto presentato è un insieme di traguardi di tecnologia e comfort, come sottolineato più volte da Carmack stesso, ma il suo rivale diretto non sarà il PlayStation VR come si potrebbe pensare. Il visionario programmatore infatti designa Nintendo Switch come sua diretta concorrente, rimarcando sull’interesse comune dei due prodotti sullo stupire e il rimodellare il fabbisogno dell’utente. La duttilità e la libertà offerte dalla console ibrida Nintendo sono ampiamente paragonabili alle potenzialità di Oculus Quest. Il sistema di gioco che abbraccia il visore ci farà sentire a nostro agio, grazie alla semplicità già vissuta con Oculus Go: saranno difatti necessari solo il visore e i controller touch già inclusi nel pacchetto. Un salto di qualità necessario dunque per siglare un bisogno di crescita continuo che la VR necessita anno dopo anno, ma dove ci porta la mente osservando questo nuovo prodotto?

Un po’ come nell’acclamata pellicola di Spielberg, Ready Player One, in cui il protagonista utilizza solo un visore e una camera spoglia per entrare nel mondo della VR, saremo in grado di accedere all’infinito mondo della VR senza bisogno di PC, fastidiosi fili e ingombranti sensori esterni; insomma, un’immersione totale. Il prodotto infatti vanta di migliorie assai gradevoli rispetto al predecessore, quali 3 gradi di libertà in più e l’utilizzo di 4 sensori ultra grandangolari, per garantire sicurezza durante la propria esperienza. In senso lato, queste funzionalità servono a offrire una mobilità e percezione migliorati, un segno che il futuro della realtà virtuale sta pian piano raggiungendo la tanto agognata libertà, sciogliendo i fili che la avevano resa un semplice accessorio per PC. Questo insieme di tecnologie performanti ha preso il nome di Oculus Insight, una sorta di autocelebrazione per aver riscritto le articolazioni virtuali moderne. Sebbene sia un percorso esaltante, Oculus ha comunque tenuto sotto osservazione la sicurezza e i rischi che questa libertà avrebbe potuto comportare e ha compensato le proprie preoccupazioni ideando il sistema Guardian, un sensore appositamente studiato per evidenziare eventuali muri o ostacoli davanti a noi nel mondo reale, segnalando opportunamente con una griglia blu la necessità di indietreggiare.

Sebbene non sia uno dei visori più potenti sul mercato, Oculus Quest ha come obiettivo quello di reinventare il concetto di mobilità e sicurezza, spianando inoltre la strada per progetti futuri sempre più ambiziosi, ma conviene investirci i propri soldi fin da subito? Secondo quanto emerso durante la conferenza il visore vanterà, in breve tempo, di oltre 50 titoli completi, tra cui nomi interessanti del calibro di Moss, The Climb, Superhot VR e Robo Recall, esperienze che già hanno avuto risultati positivi dalla critica e che ora si apprestano a divenire titoli rinomati della VR. Ma anche l’occhio vuole la sua parte e pertanto ci sentiamo in dovere di rassicurarvi sulla presenza di un comparto visivo e audio alla pari con il consolidato Oculus Go. La risoluzione del display è difatti di 1600×1440 per occhio, aumentando visibilmente anche lo spazio delle lenti e la conseguente ampiezza visiva. Oculus Quest esce alla luce come un prodotto ibrido, una sorta di figlio della realtà virtuale che mantiene sì le evoluzioni visive e audio di Oculus Go, regalando però potenza e libertà uniche, staccandosi così da Rift, che sfrutta la potenza del proprio PC per poter brillare, come un bambino legato al cordone ombelicale. Lo stesso Carmack confessa alla stampa di essere incredulo di fronte alle potenzialità di Quest e che questo sia l’unione dei progetti chiavi del suo lavoro. Ciò nonostante, l’azienda californiana ha anche mostrato il suo continuo supporto per il suo primissimo visore, annunciando al Connect 5 il seguito dell’apprezzato Lone Echo, che uscirà proprio in esclusiva per il Rift. L’uscita di Quest sul mercato mondiale è invece prevista per la primavera del 2019 e avrà un costo di 399 dollari.

In molti hanno già fiutato in Oculus Quest il “futuro che convince” e diverse tra le più importanti divisioni d’intrattenimento VR hanno già dichiarato di voler lasciare il segno. La prima tra queste che ha fatto subito scalpore è la ILMxLAB, un ramo della Lucasfilm, che ha annunciato una serie di tre parti in dirittura d’arrivo intitolata Vader Immortal: A Star Wars VR Series. Un progetto succulento atto a continuare il successo del brand nella VR, iniziato con ottimi propositi, sia in termini di numeri che di visibilità. La data l’uscita del primo episodio è attesa insieme al lancio di Oculus Quest; un’astuta mossa per consolidare la fiducia nel prodotto, sfoggiando da subito un marchio importante, ma non è scontato dire che Star Wars e realtà virtuale hanno sempre gioito di reciproca convivenza. Mancano inoltre delle informazioni di grande rilevanza per la piattaforma di Rift, che si appresta a far luce sulle potenzialità di Rift Core 2.0, una dolce iniziativa per promuovere aree di svago virtuale e piattaforme di condivisione tra amici. La nuova interfaccia Dash infatti, marca ancor di più l’intenzione della società di allargare il reparto social, regalando attimi di puro relax tra eventi e servizi comuni, rendendo così il visore il più accogliente sul mercato. Omaggiato l’imminente arrivo di YouTube VR, la prima piattaforma in grado di offrire oltre 800.000 video in VR, utile per gustare attimi di divertimento nel vostro salotto virtuale. Da non sottovalutare inoltre la partnership tra Facebook e RED, atta a offrire agli utenti di Oculus una videocamera 3D/360°. In definitiva, l’Oculus Connect 5 si è rivelato un evento emozionante da ogni punto di vista, che proietta la società verso il futuro della realtà virtuale con Oculus Quest e migliora le prestazioni di Rift a livello social. Pensate che il 2019 possa essere l’anno di Oculus?