C’è sempre una storia da raccontare in realtà virtuale, anche quella più cruda e pericolosa. Non a caso, tra tutti i contenuti educativi e divulgativi che prendono ampio respiro nell’ormai discreta storia della VR, oggi ne andremo a toccare uno particolarmente sensibile: VRAI, una compagnia la cui sede è stanziata a Dublino, ci propone di rivivere da vicino l’International Mine Awareness Day, un’iniziativa delle Nazioni Unite dedicata a sensibilizzare i cittadini sull’effettiva pericolosità delle mine inesplose. L’esperienza non nasce come un mero prodotto commerciale, ma vuole piuttosto spingersi a sbirciare da vicino una realtà distante dalla nostra quotidianità, ma molto vicina a nostri cuori. Dopotutto, non dimentichiamoci che le mine dissotterrate annualmente nel Bel paese (e risalenti dalla seconda guerra mondiale) sono circa 60.000, rappresentando, a decenni di distanza, ancora una minaccia per la popolazione. Lo studio di VRAI mira tuttavia a gettarci nella realtà che vivono i soldati in missione a Mogadishu, regione della Somalia. Lì, l’esercito al fronte è impegnato a far breccia nel territorio, scovando le mine antiuomo sotto una costante pressione. Anche noi faremo parte di uno di questi convogli, e assaporeremo il lento ed inesorabile scorrere del tempo. Ed è proprio il tempo a rappresentare il protagonista di questa esperienza in VR, poiché ci obbligherà a rimanere tesi e vigili di fronte al pericolo.

L’obbiettivo ultimo di VRAI, come afferma lo stesso Niall Champion, direttore creativo del progetto, mira a catturare il realismo vissuto, nudo e crudo, attraverso una videocamera a 360 gradi. Il bisogno di scomodare il nome delle Nazioni Unite è volto a trasmettere il disagio che sono costretti a vivere i soldati in Somalia. Il progetto è stato completato grazie ad un impeccabile lavoro fotografico, durato due settimane e legato all’utilizzo di un Insta360 Pro, una fotocamera che è riuscita a catturare delle strabilianti immagini in 8K. Ciò non può che rafforzare l’idea di consapevolezza che cerca di trasmetterci lo studio di VRAI, il quale tenta di offrire una connessione empatica tra noi e i soldati impegnati all’estero. Sarà dunque questo il vero obbiettivo della compagnia? È chiaro che quello di VRAI non possa rappresentare un’esperienza tipica, ma piuttosto un prodotto dal messaggio forte e diretto, che vuole arrivare a commemorare le gesta di chi si trova ancora in condizioni disperate. Che il progetto di VRAI possa rappresentare un titolo in grado di far passare un messaggio del genere, poi, è tutto un altro discorso, ma le impressioni di chi ha avuto modo di provarlo non lasciano spazio ad alcun dubbio: il terrore, quel senso ineluttabile della fine, pronto a scoppiare sotto i propri piedi e a stravolgere la vita di intere famiglie, devastate dagli echi di una guerra consumata da anni, non ha ancora lasciato la terra.