La VR, come ben sappiamo, è uno dei più grandi ritorni in ambito tecnologico degli ultimi tempi, e continua ad allargare il suo bacino di utenza sempre di più, coinvolgendo sia adulti che ragazzi, fino ad arrivare ai bambini. Ma una tecnologia del genere è davvero adatta ai più piccoli? A porsi questa domanda è stato il ricercatore di Stanford Jeremy Bailenson, aiutato da Common Sense Media. L’uomo ha quindi analizzato accuratamente la situazione, scrivendo nel tempo un report atto ad informare i genitori sulle modalità con cui i loro figli utilizzano (o pensano di farlo) la VR. Common Sense Media possiede dopotutto un sito dedito a guidare i genitori sui prodotti più adatti ai loro pargoli e, a detta di James P. Steyer, fondatore e CEO della società, la realtà virtuale non è che un’altra fetta del mercato alla quale bisogna avvicinarsi nei prossimi anni. Bailenson, fondatore e direttore del Virtual Human Interaction Lab a Stanford, ha recentemente pubblicato un libro intitolato Experience on Demand riguardante i potenziali utilizzi, anche sconosciuti, della VR. Uno degli aspetti meno conosciuti ed esplorati di questa realtà corrisponde agli effetti a lungo termine che essa potrebbe esercitare sui bambini, costituendo a tutti gli effetti un aiuto consistente per tutte quelle famiglie, pargoli inclusi, che vorrebbero immergersi nella VR.

 

Il report, come detto in precedenza, contiene una quantità smodata di informazioni riguardanti la realtà virtuale e gli effetti che potrebbe sortire sui più giovani. Da esso, risulta che la VR può avere effetti molto potenti sui bambini, provocando persino delle risposte virtuali del tutto simili a quelle reali, sebbene le conseguenze di un uso prolungato della tecnologia su cervelli non ancora sviluppati non siano ancora del tutto chiare. Inoltre, i personaggi nella VR potrebbero più facilmente influenzare le menti più giovani (sia nel bene che nel male). Ci sono anche diversi effetti potenzialmente benefici da riscontrare nella realtà virtuale, quali l’incoraggiare l’empatia o un maggiore entusiasmo nello studio. Una sezione particolare del report si concentra successivamente sull’età consigliata per iniziare ad utilizzare un visore e, in base alle linee guida fornite da diverse compagnie, la media si attesta tipicamente tra i 7 e i 12 anni, sebbene non esista un’età precisa a livello scientifico da cui poter cominciare.

Una sezione in particolare del documento ha aiutato i genitori a capire come cambiano le influenze esercitate sui bambini in base alla loro età. Per esempio, quelli di età inferiore ai 7 anni tendono facilmente a confondere gli avvenimenti della VR per quelli della realtà effettiva, mentre quelli dai 7 in su sono tranquillamente in grado di distinguere esperienze vere da quelle fittizie, poiché tra i 5 e i 7 anni avviene un vero e proprio cambiamento della percezione, che fa maturare notevolmente la visione generale della realtà. Tutti gli studi sugli effetti negativi della VR sono stati effettuati basandosi su quelli di tecnologie di precedente invenzione, quali la televisione. Quindi, possiamo affermare che, considerando che stiamo parlando di un’invenzione ancora recente, sulla realtà virtuale si sa tutto e allo stesso tempo nulla. Gli aspetti positivi e le potenzialità educative del mezzo sono ben note a tutti, ma riusciranno a soverchiare dei possibili svantaggi nella formazione dei bambini? Voi cosa ne pensate?