Tra tutte le aziende mirate alle realtà virtuali e aumentate, Kopin è stata sicuramente essenziale nel portare avanti la tecnologia. Messi in discussione già all’inizio del 2017, gli studi della ditta si sono concentrati ad introdurre delle caratteristiche sperimentali nei visori del futuro, trovandosi tuttavia davanti ad un muro nell’attirare il grande pubblico. Di recente, però, Kopin ha lentamente introdotto un minuscolo chip che potrebbe cambiare tutto. Stiamo ovviamente parlando dell’Elf VR: un visore che si basa sulle nuove tecnologie, realizzate internamente, per dare una nuova dimensione ai dispositivi indossabili. Essenzialmente, di cosa stiamo parlando? Pensate ad un piccolo visore dal peso poco superiore ai 200 grammi (il Rift ne pesa 470, il PSVR persino 610). Ora, aggiungeteci due bei display 2K con una frequenza d’aggiornamento di 120Hz; il risultato è quello che sarà inevitabilmente il futuro della realtà virtuale e, di conseguenza, una sua ulteriore diffusione verso il grande pubblico. Quanto tempo servirà però per arrivare a questi risultati, e cosa comporteranno certe evoluzioni?

Kobin - 11

I piani alti di Kopin non hanno mai rilasciato trailer di presentazioni roboanti o comunicati volti al pubblico, perché attualmente non sono quelli i loro clienti, tutt’altro. VRFocus ha recentemente avuto modo d’intervistare il vicepresidente stesso di Kopin, Stuart Nixdorff, e le dichiarazioni rilasciate non hanno lasciato dubbi in merito: Elf VR non viene infatti considerato come un dispositivo destinato alla consumazione di massa, almeno per ora. La speranza di Nixdorff, e dell’azienda in generale, è che una compagnia possa eventualmente rimanere attratta da certi studi, dando finalmente vita ad una collaborazione basata sulle tecnologie realizzate internamente negli studi di Kopin. Basti pensare che il buon Elf VR non si trova che in uno stato primordiale, e la realizzazione di una sua versione commerciale è rimasta fissata verso la fine del 2019. Le intuizioni di un genio del calibro di Michael Abrash rimangono però solide nella storia della realtà virtuale, e le innovazioni di Kopin fanno già pensare ad un futuro dove il visore wireless possa finalmente diventare una realtà comune del mercato. Dopotutto, ripensando alla risoluzione dello storico Oculus Development Kit 1 (640×800), ne siamo piuttosto convinti. E voi, che ne pensate di queste innovazioni? Come sempre, let us know!