Da quando le primissime versioni dei visori moderni hanno fatto il loro ingresso in scena, ne hanno decisamente fatta di strada, ma sicuramente è ancora di più quella che devono ancora fare. Esistono numerosi problemi ancora, alcuni estremamente complessi, che richiedono il supporto di persone specializzate in svariati campi dell’ingegneria, della psicologia e dello sviluppo, e altri su cui stiamo lavorando proprio in questo momento, come l’eye-tracking, il finger tracking e i sistemi wireless. Ed è proprio di quest’ultimo punto che torniamo a parlare. Da sempre però, attuarlo portava con sé alcuni complicati compromessi: sacrificare la durabilità in nome delle performance, rinunciare alla bassa latenza per grafiche mozzafiato e preferire il basso costo all’alta qualità sono alcuni dei compromessi a cui bisogna scendere, e ciò, ovviamente, ha portato non pochi grattacapi. In passato abbiamo già incontrato il TPCAST, e probabilmente rappresenta la migliore soluzione disponibile al momento: si tratta di un dispositivo che trasforma il nostro HTC Vive in un visore wireless, offrendo un grado di libertà che è difficile non apprezzare. Potersi muovere senza l’intralcio del cavo, per molti, rappresenta una rivoluzione ed un punto di non ritorno per tutti i futuri visori. Dall’ultima volta però, si sono fatti dei progressi e abbiamo maggiori informazioni circa la reale natura di questo apparecchio. Tanto per iniziare, i suoi componenti: un trasmettitore, un ricevitore, una batteria mah 20100, adattatore per la batteria, un router, un cavo 3 in 1, un cavo HDMI maschio-maschio e un cavo ethernet di circa un metro.

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Qui sopra la schematizzazione di come hardware e cavetteria del TPCAST si interfacciano con il PC e col Vive.

Cosa offre quindi il TPCAST? Grazie alla sua tecnologia network a 60GHz, TPCAST permette di avere un’elevata qualità grafica senza però rinunciare minimamente alla latenza. Normalmente, infatti, comunicare in wireless da PC a visore porta a dei cali di latenza che possono rovinare gravemente l’esperienza, ma TPCAST sembra aver aggirato il problema. Il modo migliore per ottenere questo risultato è posizionare il trasmettitore in una posizione alta e rivolto verso il basso, un po’ come siamo già abituati a fare con le Lighthouse. Anche senza posizionarlo in una zona alta però, alcuni hanno affermato che il trasmettitore sembrava fare bene il suo lavoro, evidenziando soltanto una compressione dei colori dovuta alla scarsa visione generale dell’area di gioco. Anche il comparto sonoro sembra non essere stato ignorato, ma presenta comunque un problema. La qualità del suono rimane tutto sommato inalterata rispetto alla versione cablata del Vive, ma poichè il TPCAST va posizionato sulla fascia superiore dello stesso, indossare delle cuffie sofisticate rappresenta un problema, perchè andrebbero a coprire il ricevitore intralciando il suo lavoro.

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Ecco il router fornito insieme al kit.

Quindi è necessario trovare un’alternativa, come le cuffiette o il Vive Deluxe Audio straps. Attualmente non sembra supportare il microfono, ma probabilmente verrà aggiunto il suo supporto tramite una nuova versione dei drivers, cosa che potrebbe non fare molto piacere a chi ama chattare nelle VR Room. E la batteria? Questo è sicuramente uno degli aspetti più delicati. Essendo wireless, l’intero sistema deve essere alimentato da una batteria all’altezza della situazione, e sembra che la Anker 20100 sia ciò che fa al caso nostro. La sua autonomia si aggira intorno alle quattro ore e mezza, che è parecchio se ci considera che normalmente, nella media, più di un’ora in VR non si sta, quindi possiamo essere sicuri che non ci abbandonerà sul più bello. Per caricarla al massimo, ci vogliono circa 8-10 ore usando un caricatore USB. La batteria è collegata al visore e non possiede uno scomparto dove è possibile installarla, quindi la soluzione più semplice al momento è quella di tenerla in tasca. L’uso prolungato della stessa però sembra portare a fenomeni di surriscaldamento, quindi bisogna usarla con moderazione. L’unico modo per sapere quanta energia rimane alla batteria è sull’adattatore della stessa, che possiede quattro punti luminosi, ciascuno di essi rappresentante il 25% della sua durata.

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Qui invece potete ammirare la batteria e il suo adattatore.

Tutto sommato, non si può pretendere di avere un visore wireless perfetto, c’è ancora molta strada da fare prima di avere il visore dei nostri sogni, ma nel complesso il TPCAST sembra già un ottimo risultato, e ci si augura di vedere presto queste features, in futuro, integrate direttamente invece che attraverso accessori di terze parti. Attualmente, il TPCAST è disponibile solo attraverso distributori cinesi, ma sembra che l’hardware stia per ricevere l’approvazione dalla FCC (Federal Communications Commission), quindi potremmo vederlo in vendita anche in America del Nord in futuro.