I progressi per ottenere una VR perfetta sono ancora molti e anche complessi: autonomia da cavi e fili, possibilità di essere utilizzata ovunque senza l’uso di apparecchi esterni, abbassamento del costo, prodotti in grado di sfruttarla appieno e molto altro. Sicuramente però, uno dei più urgenti è la messa a fuoco delle immagini. Chiunque sia in possesso di un visore di ultima generazione, avrà notato, con estremo fastidio, che al momento la tecnologia non è in grado di mettere a fuoco le immagini nel modo in cui lo fa il nostro occhio. Le lenti del visore sono in grado di mettere a fuoco solo gli elementi che si trovano ad una certa distanza, e per metterne a fuoco altri, più lontani o più vicini, è necessario avvicinarsi o allontanarci rispetto agli stessi. L’occhio umano è invece capace di spostare il suo focus indipendente dalla distanza relativa all’oggetto di interesse (con i suoi limiti ovviamente), ma le tecnologie attuali ci privano di questa nostra funzione. Ciò non rappresenta un impedimento grave, sicuramente, ma di certo non contribuisce alla fruizione e all’immersione della VR. Parallelamente alle numerose ricerche che tentato di creare un sistema in grado di generare immagini di alta qualità in realtà virtuale, vediamo anche Oculus che si dà da fare.

Durante il SIGGRAPH, l’azienda è intenzionata a mostrare una tecnologia che ha chiamato Focal Surface Display, con la quale è possibile ottenere immagini di elevata qualità. Grazie ad un sistema di lenti speciale, la luce viene fatta passare dagli schermi in modo differente attraverso una tecnologia chiamata modulatore di luce spaziale (SLM), un dispositivo trasmissivo o riflettente che viene utilizzato per modulare spazialmente l’ampiezza e la fase di un fronte d’onda ottica in due dimensioni. In questo modo, è possibile conferire all’immagine una spazialità simulata che permette al visore di offrire immagini messe a fuoco in numerosi punti di interesse, così che il nostro occhio possa mettere a fuoco punti di distanza variabile dal nostro punto di riferimento. Attualmente la tecnologia è ancora giovane e in fase di sviluppo, ed è presto per avere dettagli approfonditi sulla stessa, ma potrebbe rappresentare un’alternativa interessante alle tecnologie eye-tracking, o essere addirittura integrata in esse per ottenere risultati secondi solo all’olografia.

A proposito dell'autore

Tutti i videogiocatori, fin dalla più tenera età, hanno sognato di poter entrare dentro al videogioco: lui non è diverso. Perchè limitarsi al controller, mouse e tastiera? Da quando la realtà virtuale sta prendendo piede, ha deciso che vuol prendere a pugni i nemici virtuali con le sue stesse mani.

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  • Davide

    C’è qualche imprecisione nell’articolo.
    Tecnicamente i visori di oggi offrono una messa a fuoco fissa a qualunque distanza e questo è limitante.
    L’occhio umano può percepire la distanza di un oggetto con la messa a fuoco anche con un solo occhio mentre guardare dentro un visore con un solo occhio equivale a osservare un’immagine piatta e la messa a fuoco non varia a prescindere dalla presunta distanza di un oggetto.
    Questa feature secondo me sarà la vr 3.0