Come vi avevo anticipato in un mio precedente articolo, eccomi qui con la recensione di Rick and Morty: Virtual Rick-ality! Dopo numerose subdole frecciatine, sono riuscito a fare il lavaggio del cervello al nostro Editor-in.Chief, il quale mi ha incaricato di scrivere una recensione su uno dei titoli VR più attesi in assoluto. Il mio machiavellico piano è riuscito, ho messo le mani su una copia del gioco, mi ci sono divertito (tanto divertito!), e adesso è arrivato il momento di condividere con voi la mia personale opinione. Scherzi a parte, non è vero che ho dovuto convincere e pregare la redazione, eravamo tutti quanti fin da subito convinti che questa recensione andasse fatta, ma mi piace pensare che sia stato frutto del mio arzigogolato ingegno a permetterci di darla alla luce. Senza perdere altro tempo, direi che è il caso di iniziare: we-we-we-we… *goorrt* some shits to do, readers! So-some craaaaaazy VR shits, readers!

Iniziamo col dire cos’è Rick and Morty: Virtual Rick-ality. E’ un’avventura/puzzle game in prima persona per HTC Vive e Oculus Rift (mi raccomando i Touch!) che richiede uno spazio di gioco di almeno un 2,5m x 2,5m. Gli sviluppatori del titolo sono gli stessi che hanno dato vita al celebre Job Simulator, Owlchemy. Il gioco rappresenta una perfetta fusione tra l’esperienza acquisita con Job Simulator e la mente malata e contorta di Justin Roiland, vice e co-creatore del duo che ha saputo conquistare il pubblico di nerd, ottenendo un prodotto che sembra essere una naturale evoluzione della seria animata. Come veniamo inseriti all’interno del contesto narrativo? E’ molto semplice: Rick è riuscito a creare, all’interno del garage a cui siamo tutti affezionati e riordinato per l’occasione, un macchinario in grado di creare cloni di Morty provvisti soltanto di testa e mani, cosa che ci faranno notare più di una volta, così, giusto per rompere un poco la quarta parete. Tra le caratteristiche che rendono un’invenzione così grandiosa troviamo la capacità di eseguire ordini relativamente complessi e, soprattutto, che siamo assolutamente sacrificabile. Ricordatevi quest’ultimo dettaglio, perchè la considerazione che hanno avuto di me è uguale, se non inferiore, a quella della carta igienica usata. O di un qualsiasi Morty di una qualsiasi altra dimensione, insomma. Il mio fine ultimo è semplice: fare il bucato a Rick. A quanto pare, il genio pazzo preferisce di gran lunga inventare una macchina sforna-cloni, creare me e lasciar che sia io a svolgere il compito. Finita la mansione, Rick mi uccide. Il mio compito è finito, non servo più, quindi BAM, raggio laser in fronte. Facile, no? Non preoccupatevi però, la storia non finisce qui ovviamente, questo è solo l’incipit! Noi cloni però, una volta morti, non finiamo in paradiso, ma all’inferno. Non so perchè, ma finiamo all’inferno, e mi sono ritrovato davanti un telefono.

Il gioco rappresenta una perfetta fusione tra l’esperienza acquisita con Job Simulator e la mente malata e contorta di Justin Roiland, voce e co-creatore del duo che ha saputo conquistare il pubblico di nerd, ottenendo un prodotto che sembra essere una naturale evoluzione della seria animata.

Alzo la cornetta e una voce un po’ insofferente inizia a darmi una serie di ragioni per cui NON dovrei tornare in vita, tipo l’ansia, il fatto di dover fare scelte, l’angoscia di una vita consapevole della propria misera condizione esistenziale, il fatto di essere un clone, e quant’altro. Premendo il pulsante sul telefono però, ecco che torno nel garage degli Smith, con le sembianze di un altro clone, pronto a ricevere nuovi ordini. Vi confesso che arrivati a questo punto mi trovo in seria difficoltà, poichè il gioco stesso è fortemente incentrato sull’aspetto narrativo, ed è facile cadere nell’errore e fare spoilers. Dovete capire che Rick and Morty: Virtual Rick-ality può essere trattato più o meno come un episodio della serie, uno spin off diciamo. Il gioco è carico di citazioni, riferimenti, easter eggs e persino una sbalorditiva rivelazione che Roiland ha buttato lì su una certa quarta stagione dello show… (Che ci sia davvero una quarta stagione in serbo? Nessuno lo sa. Anzi, sì, Roiland lo sa, ma è troppo bastardo per dirci apertamente se ci sarà davvero). Farò del mio meglio quindi per evitare di rovinarvi le sorprese. Non c’è molto da dire per quanto riguarda il comparto grafico, ma quel poco è necessario dirlo: per quanto le animazioni possano essere in alcuni rari momenti un po’ macchinose, lo stile e i colori sono fedelissimi al cartone animato, che ha saputo dimostrarsi assolutamente perfetto per una trasposizione tridimensionale. Gli scenari sono un po’ risistemati per motivi di design, ma in modo coerente e ragionato, e anche se alcuni oggetti o mobili li abbiamo sempre visti in un certo modo, la sensazione è quella di essere veramente nel garage di casa Smith. Lo stesso discorso vale per l’iconico salotto, di cui parlerò a breve. Ovviamente, neanche il cast di doppiatori ci delude, il quale ha lavorato al completo sul prodotto.

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La “macchina mescola cose” in tutto il suo splendore: osservate come è facile fondere una pellicola con una scatola di cartone per ottenere una strabiliante pellicola di cartone!

Da questo punto di vista, non si poteva veramente chiedere di meglio: la sensazione di essere dentro un episodio di Rick and Morty è riuscitissima. Il gameplay è fondamentalmente semplice, e non ha nulla da aggiungere allo stesso Job Simulator: afferra qualcosa, mettilo da una parte, usa strumenti, attiva i macchinari e tutto il resto. Ogni volta che parte il gioco, il sopra citato salotto ci accoglie, con un grande televisore di fronte a noi e un lettore DVD. Su un pannello, ci sono appesi tutti i DVD rappresentativi di ogni capitolo della storia che abbiamo sbloccato. Inserendone uno nel lettore, parte la sigla del cartone animato e premendo il tasto play del lettore è possibile caricare il capitolo selezionato. Nel salotto è possibile accedere a due funzioni semplicemente aprendo gli sportelli del mobile su cui è posato il televisore: a destra troveremo una leva con la quale un secondo giocatore, attraverso mouse e tastiera, può assistere alla nostra partita sotto forma di telecamera volante, mentre a sinistra, una leva che ci farà crescere di circa un metro. Quest’ultima sembra una cosa banale e buttata lì solo per divertimento, ma per questo tipo di giochi, dove gli oggetti sono nascosti ovunque, anche in punti elevati, può risultare una cosa molto utile se siete alti come dei tappi di bottiglia. Una volta caricato il capitolo, eccomi finalmente nel garage, pronto all’avventura. Ce ne sono di cose che è possibile fare, molte delle quali verranno sbloccate o guidate dalla trama stessa, e visto che stiamo parlando di Rick and Morty, aspettatevi di tutto. Uno degli strumenti più interessanti è un macchinario in grado di fondere due oggetti insieme per ottenerne uno nuovo.

Da questo punto di vista, non si poteva veramente chiedere di meglio: la sensazione di essere dentro un episodio di Rick and Morty è riuscitissima!

Prendete ad esempio la corona e un contenitore di vetro, posizionateli, premete il pulsante e BAM, eccovi la corona di vetro! Le possibili fusioni sono davvero tante e potrete veramente sbizzarrirvi, credetemi, l’importante è non porsi limiti, e alcune delle cose che andremo a creare potrebbero interessare a qualcuno… Sul tavolo da laboratorio è inoltre presente un Plumbus in tutta la sua sconfortante ovvietà, quindi mi raccomando, attenzione a usarlo nel modo corretto. Un’altro degli oggetti che ho trovato davvero interessanti è la Youseeks Box. In occasione del gioco in VR, Rick ha modificato la Meeseeks Box affinché sfornasse Youseeks, una versione modificata di quelle simpatiche creature blu che tanto soffrono l’esistenza. Una volta premuto il pulsante sopra la scatola, potremo afferrare la sfera al suo interno per lanciarla in giro, e in quella posizione apparirà un Youseeks con tanto di visore in faccia, proprio come noi. La loro caratteristica è che copieranno qualsiasi nostro movimento e anche da questo punto di vista, i modi per divertirsi ce ne stanno, ed esattamente come noi, sono perfettamente sacrificabili! Basta strappargli il visore dalla faccia ed esploderanno in mille pezzi, portando a termine il loro ciclo di vita naturale. Tra le mie cose preferite però c’è TROY: A Life Lived! la versione taroccata di Roy: A Life Well Lived, il simulatore dove puoi essere Roy e vivere la vita come Roy, e ogni scelta che faremo andrà a influenzare l’esito della storia! Il gioco non è ambientato esclusivamente nel laboratorio, anzi, c’è uno strumento fatto proprio per aprire dei portali verso altre destinazioni. Non aspettatevi molto però, al di fuori dei motivi di trama, difficilmente tornerete in alcuni di questi luoghi, poichè non offrono moltissimo in termini di interazione, e questo è decisamente un peccato. Per ciò che riguarda il gameplay, è molto difficile non fare il paragone con Job Simulator.

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In alcune occasioni, l’azione non mancherà. Prima o poi qualcosa di illegale ce la dovevano far fare, no?

Rick and Morty: Virtual Rick-ality sembra una versione ridotta del sopra citato. Non fraintendetemi, il gioco funziona ed è divertente, ma la sensazione che si potesse fare di più e che diverse meccaniche potessero esser rese in modo più interessanti c’è. Ma Virtual Rick-ality ha qualcosa che Job Simulator non ha: una storia, divertente e ben orchestrata, che si svolge in modo esilarante chiedendoci di svolgere le mansioni più assurde. Al nostro polso abbiamo un orologio con il quale rimanere sempre in contatto con i personaggi, i quali sono pronti a commentare o a fare una battuta, anche per cose semplici, come ad esempio la semplice attivazione di tale strumento. In un mio primo tentativo, ho provato a toccarlo, e il risultato è stato essere insultato da Rick per la mia stupidità poichè ho pensato che quell’apparecchio fosse touch screen quando invece basta fissarlo per qualche istante per accenderlo. Questo è solo un esempio del modo in cui hanno saputo mescolare gli hints al contesto di gioco, e sono riusciti a non farmi mai sentire estraniato dalla situazione neanche per un momento, e nei momenti in cui mi sono sentito un po’ smarrito, il soave e confortante Oh weeeeeee! di Mr. Poopybutthole è sempre stato lì a fornirmi consigli su come andare avanti ogni volta che fissavo l’orologio. Mano a mano che svolgeremo i compiti che ci vengono assegnati, sbloccheremo sempre più capitoli della storia, e si passerà da scenari assolutamente apocalittici e scontri fra cloni di altri universi paralleli e altro ancora, e di momenti morti ne ho incontrati davvero pochi, giusto quando mi sono sentito un po’ in difficoltà nel capire come svolgere una mansione, ma state tranquilli: eccezion fatta per il minigioco in cui si ricarica una batteria, è tutto molto semplice, intuitivo e rilassato.

Virtual Rick-ality ha qualcosa che Job Simulator non ha: una storia, divertente e ben orchestrata, che si svolge in modo esilarante chiedendoci di svolgere le mansioni più assurde.

Ci sarà anche da uccidere qualcuno, ma hey, che senso ha farsene un dramma morale, la gente muore comunque, no? Relazionarsi con i personaggi è divertente, e per tutta l’avventura, che è durata circa 2 ore, ho mantenuto un sorriso stampato sulla faccia ogni volta che succedeva qualcosa. A tutto ciò bisogna aggiungere la grande quantità di easter eggs nascosti in giro. Ci sono riferimenti a personaggi, eventi e internal joke letteralmente ovunque, come ad esempio le porte, che si sono rivelate essere VERE PORTE FINTE quando ho tentato di aprirne una afferrando la maniglia, oppure il giocattolo che fa i versi delle creature spaziali (il mio preferito è il verso del postino!), o le copertine del fumetto nascoste un po’ dappertutto e tantissime altre piccole chicche sparse in giro per il gioco. Ma come, non sapevate ci fosse la versione a fumetti di Rick and Morty? Neanche io. L’unica pecca è che la storia in generale non è così esagerata come invece avviene nel cartone animato, ma è comprensibile capirne i motivi visto che sarebbe stato difficile mettere l’utente in condizioni estreme con un visore in testa, e manca di quel ritmo tipico di storie parallele della serie animata, in cui saltiamo dall’avventura fantascientifica piena di nonsense al matrimonio in crisi di Jerry e Beth, ma questa è una considerazione fatta a freddo, sul momento non ci ho neanche pensato perchè ero troppo preso dai dialoghi e le attività da svolgere, e alla fine, le follie non sono mancate di certo. Motion sickness? Virtual Rick-ality non sa di cosa state parlando. Il gioco è a prova di vomito: per muoversi utilizzeremo il teletrasporto, e sarà possibile utilizzarlo solo nel garage in 3 punti specifici, per il resto è tutto room scale, per cui mi raccomando di trovarvi uno spazio sufficientemente ampio, altrimenti potreste avere difficoltà a svolgere alcuni compiti. La prova malessere, quindi, è superata perfettamente, potete stare tranquilli.

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“Oh, ciao ragazzi! Non mi aspettavo tornaste così presto. Oh, ehm… No, non è come sembra, non stavo facendo festa con i Mr. Youseeks mentre voi eravate fuori all’avventura!”

In conclusione, Rick and Morty: Virtual rick-ality è un gioco che ha ben motivo di essere considerato uno dei meglio riusciti fino ad ora, che ha saputo prendere il buono di Job Simulator e fonderlo all’universo delirante di Rick and Morty, riuscendo soprattutto nel comparto narrativo: non è affatto facile raccontare una storia in VR e mantenere il giocatore così coinvolto nella stessa, ma gli sviluppatori sono riusciti a trovare un bilanciamento veramente grandioso nelle cose che, a mio avviso, dovrebbe essere preso in considerazione come esempio. L’unico difetto veramente grave di questo prodotto è che è stato pensato per una nicchia della nicchia della nicchia: non solo devi essere appassionato di giochi in VR, ma devi essere in possesso di un visore e devi anche essere fan della serie animata. Il gioco è godibile da chiunque ovviamente, ma se non siete appassionati, molti riferimenti non significheranno nulla per voi, e si perderà così moltissimo del valore di questo titolo, il quale si ridurrebbe ad una specie di demo di Job Simulator. In questo caso, non me la sento di consigliarvelo, semplicemente perchè sentireste di aver acquistato un prodotto a metà. Se però c’è qualcuno come me che appartiene a quella micronicchia, il consiglio che sento di darvi è quello di non pensarci due volte e acquistare il gioco. L’esperienza è così ben riuscita, che ancora adesso non riesco a togliermi di dosso l’eccitazione all’idea che un giorno potremmo goderci intere serie di questo tipo in VR e in modo interattivo, muoio dalla voglia di un Rick and Morty: Virtual Rick-ality 2. Chi lo sa, visto che è stata accennata una quarta stagione all’interno del gioco, magari in un episodio della stessa ci sarà una citazione ad un sequel di Virtual Rick-ality.

Rick and Morty Virtual Rick-ality: la recensione di VR Gamer
9Punteggio totale

A proposito dell'autore

Tutti i videogiocatori, fin dalla più tenera età, hanno sognato di poter entrare dentro al videogioco: lui non è diverso. Perchè limitarsi al controller, mouse e tastiera? Da quando la realtà virtuale sta prendendo piede, ha deciso che vuol prendere a pugni i nemici virtuali con le sue stesse mani.

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  • Fabio Rock

    Non vile o spendere 30€€€€€ T_T
    Bastardo XD Ti meriti di trasportare i semi del Mega Albero XD

    • Federico Dell’Aquila

      Non augurarmi questo destino infame, ti scongiuro, quei semi sono troppo ingombranti per permettermi di camminare correttamente! Fidati però che 27,99€ li vale assolutamente tutti, soprattutto se sei fan della serie.

  • Alessia “Ally” Giammarino

    Che spettacolo !!!!!!

  • mmorselli

    E’ tutto doppiato in ITA? Ho letto “cast di doppiatori” nella rece… Non è una cosa comune un gioco VR doppiato audio in ITA

    • Federico Dell’Aquila

      No, il doppiaggio è originale, non c’è in lingua italiana.

    • level-up

      Non ci sono manco i sottotitoli in ita…

      • Federico Dell’Aquila

        I sottotitoli in VR non sono proprio il massimo, ti costringono a volgere lo sguardo su una scritta e magari ti perdi molti dettagli di quello che ti succede intorno, gli Awarness Test già dimostrano la cosa. Inoltre, come ho detto, stiamo parlando di una nicchia della nicchia della nicchia. Se dobbiamo pensare a noi italiani, allora il gioco dovrebbe essere pensato per una nicchia della nicchia della nicchia della micronicchia, perchè che ci piaccia o no, noi italiani rappresentiamo una fetta di mercato veramente piccola già per il mercato videoludico classico, figuriamo per un prodotto in VR!