L’F8, la conferenza mondiale dedicata agli sviluppatori tenuta da Facebook, ha portato una ventata di novità nel mondo delle tecnologie immersive, aprendo varie finestre su nuovi prodotti e, più in generale, sulle possibilità dell’industria nei prossimi anni. Michael Abrash, Chief Scientist di Oculus, è salito sul palco durante il secondo giorno della conferenza per parlare della realtà aumentata, dipingendo un quadro eccitante, ma decisamente ridimensionato, di quella che sarà l’evoluzione della AR nel prossimo futuro. Attualmente la VR si sta facendo largo in maniera decisa nel mercato, mentre, secondo Abrash, ci vorranno ancora almeno 5 o 10 anni prima che la tecnologia AR abbia il suo Macintosh Moment. Ora abbiamo contenuti AR, come filtri o adesivi sui dispositivi mobile, e diversi headset AR in via di sviluppo, ma la domanda che è lecito porsi riguarda il vero significato di un’esperienza AR completa. Il Chief Scientist di Oculus l’ha voluta descrivere in questi termini:

Stiamo parlando di occhiali in grado di aggiungere qualcosa alla propria vista e, similmente, al proprio udito, e che ci potranno rendere più pronti e capaci, essendo leggeri, comodi, eleganti, con un’alta efficienza energetica e socialmente accettabili, in modo che diventino una parte integrante della nostra vita. La Full AR non sarà garantita da dispositivi speciali o con un’utilità occasionale. Dovranno essere il vostro aiutante che si potrà indossare costantemente e che sarà consapevole del luogo che vi circonda, del contesto e della vostra storia. Dovranno unire costantemente il mondo reale e quello virtuale per assecondare i vostri bisogni e per mantenervi connessi.

Manca davvero così tanto tempo prima che la realtà aumentata diventi uso comune?

Le parole di Michael Abrash sono davvero interessanti e fanno speculare sui possibili mondi che ci troveremo davanti nei prossimi anni. Tuttavia resta da capire di quanto tempo si avrà bisogno per trasformare questi sogni in realtà. Abrash ha voluto poi puntare il dito su una serie di dispositivi che avranno bisogno di tecnologie che sono, secondo lui, al di là delle possibilità dell’attuale avanguardia nello sviluppo. Ottiche e display, audio, interazioni, computer vision, AI, system design e UX avranno tutti bisogno di progressi sostanziali prima che l’esperienza AR completa diventi realtà. Sarà, inoltre, possibile vedere delle implementazioni parziali di questa tecnologia nel corso dell’evoluzione dell’industria. Nonostante non sia chiaro quando tutti i pezzi di questo puzzle prenderanno il loro posto, Michael Abrash ha voluto rivelare la sua previsione sulla portata di questa rivoluzione tecnologica, affermando:

Prevedo che l’AR comprenderà il più grande passo in avanti nelle interazioni tra uomo e computer dai tempi del mouse e della GUI.

Questo F8 ha portato innumerevoli novità, d’altronde stiamo parlando di Facebook, aprendo interessanti parentesi legate anche alla realtà aumentata; le analisi e previsioni di Abrash si riveleranno corrette?

A proposito dell'autore

Enrico Nardacci
Staff Writer

Appassionato di videogiochi fin da tempi non sospetti, inizia il suo percorso con Doom II continuando ad appassionarsi a generi sempre differenti, passando dai picchiaduro fino alle avventure grafiche. La sua attenzione si focalizza in modo particolare sulle storie, sulle loro implicazioni, sul modo di narrarle e soprattutto sul peso delle decisioni che si possono prendere al loro interno. Ora che la realtà virtuale gli permette di immergersi completamente in questo mondo, vuole capire quanto sia profonda la tana del Bianconiglio.

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  • mmorselli

    Molto ottimista, praticamente parla dei Google Glass, però che funzionano. Non credo che il pubblico accetterebbe di portare fuori casa qualcosa di più invasivo dei Google Glass, ma non ci sono all’orizzonte tecnologie adatte per fargli fare il salto di qualità.

    • cactus

      10 anni non mi pare una previsione eccessivamente ottimistica per avere qualcosa di funzionale.

      In fondo di base per iniziare serve uno schermo sufficientemente piccolo, definito e trasparente, una camera sufficientemente piccola e performante, eventualmente sensori aggiuntivi a corredo, connettività e un’unità di elaborazione che non ti schiacci a terra per il peso e che possa reggere qualche ora di autonomia e software che consenta di riconoscere volti, superfici, comandi vocali e/o gesture e altre forme di input….

      Prese singolarmente sono tutta tecnologia già disponibili (a vari gradi di efficienza e affidabilità) senza dover scrutare l’orizzonte; 10 anni di tempo poi per svilupparle in tale direzione ed integrarle decentemente tra loro (ed assumere un designer altrettanto decente) per avere qualcosa di tangibile non mi sembra poi una stima così azzardata o poco plausibile.

      Poi beh, tocca anche trovare qualcosa da fargli fare abbastanza utile o interessante o cool per convincere le persone ad acquistare e utilizzare simili device, ma questo è un’altro discorso.

      • mmorselli

        Se 10 anni fa avessimo immaginato che le batterie sarebbero state 100 volte più capienti, come è stato per cpu o memorie di massa, ci saremmo sbagliati di grosso. Più importante, però, è la questione del mercato, dove esista una richiesta l’industria si fa in quattro per sviluppare tecnologie, ma dove la richiesta è ancora tutta da creare bisogna affidarsi a tecnologie che spuntano “per caso” perché sviluppate per altri settori, e che quindi potrebbero non apparire mai. Vedi la VR, è stata ferma 25 anni, è ripartita grazie agli smartphone che hanno spinto sullo sviluppo dei display, altrimenti il resto della tecnologia necessaria a fare un DK1 sarebbe stata disponibile molti anni prima.

        • cactus

          Sorvolando sull’accostamento della questione delle batterie (inadatto per almeno un paio di motivi), mi sfugge quale siano la tecnologia o le tecnologie di base attualmente mancanti.
          Forse son troppo ottimista io ma non vedo quale sia l’elemento o gli elementi bloccanti che richiederebbero l’attesa di qualche nuova tecnologia che ancora deve ‘spuntare’.

          • mmorselli

            Non ho parlato di tecnologie di base, la tecnologia è necessaria per passare da un processo produttivo ad un altro e per infilare un hololens dentro un google glass di modifiche al processo produttivo ne servono parecchie secondo me. Non puoi sperare che vengano sviluppate velocemente in assenza di un mercato. Gli smartphone o la VR puoi immaginarli già in corsa con tutti che si affannano per inventare cose nuove da applicare al concetto, ma l’AR oggi è completamente inesistente, c’è appunto stato l’esperimento dei Google Glass, che è fallito perché non c’era prospettiva per migliorare il prodotto, dato che il mercato non è concentrato sui componenti che sarebbero stati necessari (display, batterie, cpu, con quei fattori di forma e requisiti energetici)

          • cactus

            Ma se non ti stavi riferendo a quelle di base e il tuo cruccio è legato solo a quelle produttive cosa ti fa ritenere allora che una decade sia una stima così tanto tanto ottimistica?

            Non stiamo parlando di arrivare ad una linea di produzione o della commercializzazione, ma della realizzazione.
            Se non stiamo aspettando ‘cose che devono spuntare’ allora si tratta di sviluppare nuovi approcci a quanto già si sta facendo adattandolo ad altri, nuovi, scopi; cosa non facile, che non si risolve dalla sera alla mattina, o in un giorno…ma un decennio?

            Vero che i Google Glass hanno avuto un destino molto infelice, ma attribuirgli l’insuccesso alla mancanza di prospettive di miglioramento mi sembra una spiegazione un pò superficiale oppure ingenua.

            Basta mettere a paragone i dispositivi indossabili AR messi a disposizione agli sviluppatori da Google rispetto a quelli messi a disposizione da Microsoft, ritieni ancora che la ragione del loro abbandono sia stata principalmente la mancanza di prospettive di miglioramento?

            E sono trascorsi solo circa 3 anni, non 10, tra i due eventi (la distribuzione ai developer esterni).

            Ora abbiamo diverse aziende, alcune importanti, che vi stanno lavorando.
            Alcune con capitali tali da non dover chiedere finanziamenti via Kickstarter (^_^).
            Ora abbiamo diversi settori, come il mobile e la VR, che sviluppano molti elementi in comune con l’AR indossabile con reciproco beneficio.

            Davvero la stima di un ulteriore decennio prima di avere un dispositivo AR indossabile decente ti sembra così esagerata?
            Davvero pensare che nel lontano 2017, anno più anno meno, possano esistere dispositivi AR indossabili di qualità è così poco plausibile ma anzi richiede davvero ‘molto ottimismo’?

            Personalmente più che il problema tecnologico la mia preoccupazione maggiore riguarda l’accettazione sociale, perché estremamente difficile da studiare e prevedere (non me ne vogliano i sociologi, i comportamentalisti e gli studiosi di psicologia dinamica, ma i loro settori più che ‘campi disciplinari’ sono ‘campi minati’ ^_^ ). Ma questo, converrai, è un discorso slegato dalla tecnologia disponibile (ora o in futuro).

          • mmorselli

            Hai toccato il punto, da un lato abbiamo i google glass, con il fattore di forma che ci piacerebbe, ma senza né la killer application né l’effetto wow, dall’altra abbiamo il visore microsoft, con un fattore di forma folle se dobbiamo immaginarlo come device che le persone usano nella quotidianità, con la promessa dell’effetto wow e la speranza che ne esca una killer application. Quello che manca a mio parere è un percorso che porti alla convergenza tra questi due estremi in un tempo così breve, perché non è quello a cui stanno lavorando loro, come nessuno sta lavorando parallelamente su tecnologie che convergendo in un prodotto potrebbero portare a quel risultato (un po’ come vedere un telefono con lo schermo 8K 120Hz e supporre ovviamente che presto lo vedremo montato su un visore). Questo almeno per quanto ci è dato di sapere, se poi dai laboratori segreti spunterà un coniglio dal cappello non lo so, ma raramente accade, oggi quando una tecnologia rimane segreta troppo a lungo è perché non riescono a farla funzionare.

          • cactus

            Non so quale punto io abbia toccato, però so che già parlare di ‘convergenza’ tra ciò che rappresenta(va)no i Google Glasse e ciò che rappresentano i Microsof Hololes mi sembra un errore di prospettiva.

            Li avevo portati come esempio di quanto l’AR indossabile è progredita in un così breve lasso di tempo non certo come yin e yang in cerca del tao.

            Tu puoi decidere di vederli in contrapposizione se ti va, uno da un lato e uno dall’altro, ma a che scopo? Ad esempio, se invece che focalizzarsi sui difetti si prova ad osservarne i punti di forza e l’utilizzo dei due dispositvi, per la maggior parte sono divergenti! Ha davvero senso auspicare un loro commistione? O considerarla una priorità?Se si vuole realizzare qualcosa di innovativo bisogna anche sforzarsi di pensare in tale modo, altrimenti altro che dieci anni, se già questi due singoli esempi rappresentano gli estremi allora il progresso dell’AR indossabile è morto già adesso.

            Finchè parliamo di soluzioni tecnologiche è un conto, ma se si vuole riflettere su wow factor, killer application, fattori di forma e argomenti similiari gli elementi da prendere in considerazione sono altri e di tutt’altra natura.

          • mmorselli

            Il succo di quello che ho scritto sopra è che se Hololens non diventa piccolo e leggero come Google Glass non se lo fila nessuno. Non sarebbe certo una novità per Microsoft, ne ha fatta tanta di roba che non se l’è filata nessuno, pensa ai tavoli Surface… roba che può avere qualche sbocco in ambito business, ma che dopo un po’ la gente dimentica. I visori VR la gente se li mette in testa, collegati ad un guinzaglio, perché ci gioca, giochi stupendi con una sensazione di presenza che vale qualunque sacrificio, ma il “casco AR” a che cavolo serve? Li vedi i video promo di Microsoft? Li fanno vedere in situazioni che di reale non hanno nulla (sì, chiama tuo padre per farti spiegare come si cambia un tubo sfruttando le meraviglie dell’AR, ahahaha…. ne hanno di coraggio)

            Devi anche mettere in conto che hololens potrebbe essere, nelle intenzioni di Microsoft, solo un prodotto promozionale, un oggetto HiTec che a loro serve per fare brainstorming e a noi per ricordarci quando Microsoft sia cool, senza nessuna reale intenzione di affrontare un mercato. Del resto la vedi bene la differenza tra i prodotti che hanno questa intenzione i quelli che non ce l’hanno, per i primi il tempo che passa tra l’annuncio e la commercializzazione è il minore possibile, mentre i secondi li vedi per anni in forma di prototipo nelle fiere, a far vetrina di sé stessi. Prendi il VIVE, è apparso quasi come un fulmine a ciel sereno, è passato meno di un anno da quando è stata svelata la sua esistenza a quando hanno aperto i preordini, eppure ci stavano lavorando (segretamente) da anni. Prodotti come Hololens invece non lavorano segretamente, perché tanto sono (oggi) a fallimento di mercato e non hanno una gran paura della concorrenza. Prendi come esempio l’iPhone, o Android… i prodotti veri hanno dinamiche riconoscibili (o meglio, sono quelli finti ad averle)

            Questo, per tornare in tema, è riferito a quanto esiste oggi (sulla carta, mica che si possa comprare), il prodotto che qui chiamano “la vera AR” è ovviamente “non questo”

          • cactus

            Io francamente non capisco questo tuo accanimento a voler ridurre tutto ad un mix di due così prodotti diversi, uno è (era) pensato principalmente in mobilità l’altro principalmente indoor…è come voler cercare la sintesi tra l’impermeabile e l’accappatoio, sono tutti e due abiti, tutti e due hanno a che fare con l’acqua, tutti e due sono migliorabili ma perché puntare ad un ibrido? E soprattutto perchè un ibrido dovrebbe essere meglio?
            Lascia che gli accappatoi diventino accappatoi migliori e che gli impermeabili diventino impermeabili migliori, hanno sempre a che fare con l’acqua ma non è che l’impermeappatoio mi sembri un’idea così furba. Poi magari sbaglio eh, ma è persistere nel voler adottare quest’unica prospettiva che mi pare un errore di fondo nel tuo approccio alla questione.

            Quanto alla seconda parte:
            Hololens avrà successo? Boh! Il casco VR di LG avrà successo? Boh! L’Xbox Scorpio avrà successo? Boh.
            Magari si, magari no, ma questo può bastare a inferire sui destini dell’AR indossabile, della VR o del gaming?

            Se la risposta è no, allora perché basarsi sui limiti di Hololens (o dei Google Glass) per sentenziare sull’intero campo dell’AR indossabile?
            E soprattutto perché comprimere a forza l’intera AR indossabile da qui a dieci anni entro un recinto rappresentato da loro due?

            Che poi Holoens, insomma…i suoi frutti gli sta già dando, non solo per i suoi cloni, ma tutta la tecnologia inside-out, le air gesture, il progetto Holographic…
            Abbandonassero Hololens domani sarebbe già troppo tardi per mutare l’influenza che ha prodotto (in un solo anno dalla sua limitata, esclusiva e costosa distribuzione). Poi oh, sei libero di raccogliere tutte le ciliegie che preferisci.

          • mmorselli

            Ti ricordo che il tema è “mancano 5 anni alla vera AR”, e non “la AR avrà un futuro o no?”

            La mia tesi era “no, manca sicuramente molto di più”. A onor del vero il titolo dice “almeno 5 anni”, ma anche scritto così quel 5 deve avere un senso.

            Impossibile quindi analizzare questo orizzonte temporale senza guardare i prodotti che già esistono, sempre che si possa attribuire lo status di esistenza ad un prodotto che è stato ritirato da prototipo e un altro che sta ancora alla fase precedente.

            Sempre proseguendo con la mia tesi dicevo “la gente vorrebbe un hololens pratico come un google glass”, per questo li mischio, perché secondo me sarebbe l’unica speranza, che però considero al momento impossibile, per i motivi che ho spiegato.

            Il casco VR di LG o Xbox Scorpio non c’entrano nulla, perché loro un mercato lo hanno già, non devono crearlo, sta poi negli obbiettivi commerciali stabilire se venderà abbastanza o no, ma non è di questo che parlo quando parlo di AR, non mi interessa se vende abbastanza, ma se è in grado di raggiungere il mercato consumer. L’Xbox non deve dimostrarlo, nemmeno Oculus, VIVE o il visore LG che sfrutta i titoli degli altri due, ma la AR sì, deve ancora dimostrare tutto, ad oggi rappresenta giusto un concetto.

          • cactus

            Non devi ricordar a me l’argomento, mi pare di essermi sempre attenuto ai limiti temporale citati nell’articolo e alle digressioni che tu hai proposto.

            Il fatto poi, sempre considerando l’arco temporale di cui sopra, secondo te tutto si riduca ad un “Hololens pratico come un Google Glass è la sola speranza” come se ci debba per forza incamminare in una unica e sola configurazione immaginabile, buona sempre e per tutti gli usi, in casa e all’aperto, in compagnia e da soli, per lavoro e per svago credo di aver già detto di come ritengo sia un errore di approccio.

            É sicuramente è necessario partire dal presente per cercare di avere una previsione del futuro prossimo venturo, nesssuno ha mai contestato ciò mi pare, ma dovrebbe essere la base da cui partire, non i paletti entro cui recintarsi.

            Mi spiace invece che ti sia sfuggito il senso dell’esempio, che riguardava di come ritengo sia errato utilizzare un unico elemento per sindacare l’intero contesto quando quest’ultimo non è composto unicamente dal primo.
            E questo errore vale a prescindere dal contesto (VR, gaming, AR, dietologia, musica, biochimica..).

          • mmorselli

            Sì, ma forse nel fiume di parole si perde un po’ il filo. Sintetizzo all’osso, ricordando che sempre di mia opinione si tratta:

            – Hololens come è fatto adesso non serve a nulla

            E’ tanto cool quanto inutile, non quello specifico modello, ma proprio il paradigma di quell’oggetto, basta guardarlo un attimo con gli occhi del buonsenso e non con quelli del nerd quale anche io sono. Se sarà l’embrione di qualcosa di utile lo vedremo, al momento più che fantasie non possiamo fare, a me è venuta quella del mix (impossibile) tra hololens e google glass, che è un po’ come dire che l’auto ideale è forte come un camion e veloce come una Ferrari, se vedi altri ipotetici utilizzi intelligenti sono aperto ai suggerimenti, ma se anche tu sei nella fase “mah, chi lo sa, il futuro ce lo dirà” allora non puoi non convenire che 5 anni sono insufficienti.

          • cactus

            So che suona come lo facessi con malizia mentre non è qulla la mia intenzione e davvero vorrei avere altre parole a disposizione per evitare di trasmettere questa sensazione ma appunto l’argomento non era l’Hololens in sè.

            Che debba essere migliorato e che possa essere migliorato lo sai tu, lo so io, lo sa microsoft, credo che lo sappiano tutti. Anche perché la stessa cosa si potrebbe dire di qualsiasi manufatto umano mai costruito.

            Per me, come ho già detto ci sono questioni diverse da affrontare, da studiare per immaginare e progettare l’AR indossabile dei prossimi anni.

            Ad esempio un visore outdoor o dovrebbe privilegiare la sicurezza della visione alle performace, il design alla versatilità del firmware, per un visore indoor la cosa si ribalta.

            Un visore pensato per usi lavorativi può permettersi di avere tempi di avvio all’accensione e durate di sessioni di lavoro limitate ma stimabili a priori, un visore consumer no, deve essere pensato per poter stare acceso quanto più possibile nell’arco della giornata, al massimo in stanby ma sempre pronto, deve essere pensato a non andare in corto circuito in caso di pioggia, deve essere più resistente a stress che non sono richiesti all’interno di mura domestiche o lavorative.

            In casa o in ufficio posso pensare di coadiuvare l’utilizzo del visore con un telecomando o un controller, fuori casa se il joypad bluetooth(è solo un esempio stupido) si scarica l’utente deve comunque poter continuare ad usare il dispositivo AR che sta indossando.

            Le soluzioni a queste esigenze oggi non ci sono, perchè sono soluzioni che si acquisiscono facendo test, prove, confronti tra materiali e correzioni e combinazioni, nonché esplorando nuove vie e incassando qualche fallimento.

            Non ci manca (idea mia) la possibilità di risolverle; se non al meglio almeno al meglio delle nostre possibilità, certo se tutto deve esser pronto in sei mesi la vedrei dura anch’io che qualcuno possa riuscire a finalizzare dei dispositivi di sufficiente caratura e qualità come quelli preconizzati; ma i cinque o dieci anni immaginati da Abrash mi sembra un tempo sufficiente affrontare una sfida del genere.

          • mmorselli

            Riprovo di nuovo con la sintesi:

            – Il VIVE deve essere migliorato, l’Hololens no, non deve essere migliorato, deve essere buttato nel cestino e dalle sue ceneri fa uscire un prodotto completamente diverso, come fu per i palmari che morirono e risorsero sotto forma di smartphone.

            Il passaggio logico è semplice quanto importante, il VIVE (o l’Oculus) hanno già una funzione, possiamo già immaginare l’evoluzione, più risoluzione, meno peso, wireless, tracciamento oculare, periferiche, ecc… che serviranno a fare MEGLIO quello che oggi GIA’ fanno. Per questo motivo avrebbe senso dire che “Fra 5 anni vedremo la VERA VR”, è plausibile.

            Hololens non ha nessuna funzione a parte pubblicizzare il reparto ricerca e sviluppo di Microsoft, premesso che “essere cool” non è una funzione, e non è una funzione fare le cose in modo “cool”, altrimenti anche le cose presentate nei video promo sarebbero funzioni, ma sono tutte cose che la gente normale non farebbe mai in quelle condizioni. Per questo motivo non ha senso dire “Fra 5 anni vedremo la VERA AR”, perché 5 anni non ti bastano a trovare uno scopo a qualcosa che oggi non ce l’ha, costruire il prodotto, commercializzarlo.

          • cactus

            Ci riprovo, ora con malizia però:

            L’argomento non è l’Hololens.

          • mmorselli

            Infatti l’argomento sarebbero i Google Glass, dato che nel testo si legge:

            “Stiamo parlando di occhiali in grado di aggiungere qualcosa alla propria
            vista e, similmente, al proprio udito, e che ci potranno rendere più
            pronti e capaci, essendo leggeri, comodi, eleganti, con un’alta
            efficienza energetica e socialmente accettabili, in modo che diventino
            una parte integrante della nostra vita.”

            Questi sono i Google Glass, non Hololens, solo che i Google Glass sono morti, defunti, cancellati perché non funzionano come la gente vorrebbe e non c’è prospettiva che lo facciano nel medio termine. Al loro posto è spuntato Hololens. Tu conosci altri prodotti REALI su cui basarsi? Io no. Hololens li ho tirati fuori solo per dire che i “Google Glass Like” (vero oggetto dell’articolo) dovrebbero essere ALMENO come Hololens in termini di funzionalità per SPERARE di essere presi in considerazione. L’argomento non è Hololens, è solo un esempio. Ne conosci altri?

            Speri davvero che fra 5 anni sarà mainstream qualcosa che oggi neppure concepiamo come possibile?

          • cactus

            Davvero, non so come dirtelo…Abrash stava parlando di dispositivi AR indossabili o meglio di come immagina il loro sviluppo arrivando a dire che per avere il livello di AR da lui immaginato serviranno cinque, dieci anni o più.

            Vuoi parlare dei Google Glass?
            Vuoi parlare degli Hololens?
            Vuoi parlare di altri prodotti REALI di AR indossabile ad oggi?
            Vuoi fermarti al titolo e prendere i cinque anni come dogma?
            Vuoi parlare di un’argomento a piacere?

            Non so, dimmi tu.
            Però non posso rispondere prima di domani.

          • mmorselli

            Certo che voglio fermarmi al titolo, è a quello che va la mia principale critica e le mie considerazioni. Se “5 anni” me li fai diventare 15 o 20 il discorso non regge più, non perché sia convinto che fra 20 anni la AR sarà mainstream, ma perché a differenza dell’ipotesi su 5 anni sarei costretto a dire “non ne ho idea”

            Probabilmente il senso del suo “5 o 10 anni” non era “ci stiamo arrivando”, ma “per ora lasciate perdere”, una previsione a 10 anni del resto vale come il lancio di una moneta, figuriamoci di più.

          • cactus

            D’accordo, hai cambiato tante volte argomento, una volta più una volta meno.

            Il titolo….effettivamente riporta un passaggio dell’articolo, che a sua volta correttamente cita un passaggio dell’intervento di Abrash.
            La scelta del titolo in effetti a me sembra piuttosto efficace, dopotutto è stato uno dei punti che ha suscitato maggior interesse.

            Certo magari qualcuno potrebbe dissentire con quanto detto da Abrash (ma questo non è più l’argomento, giusto?) o con quanto riportato nell’articolo (ma ormai nemmeno l’articolo è più l’argomento), ma se ci dobbiamo fermare e bloccare al solo titolo, a me sembra azzeccato, riporta in maniera sintetica ma non inesatta il contenuto, svolgendo quella funzione di ‘preview’ testuale sufficiente per dar modo ai lettori di capire se il contenuto dell’articolo potrebbe essere o meno di proprio interesse.

            Certo, se magari fosse stato un pò più lungo (magari 5, 10 righe…o più) avrebbe aiutato a chi si ferma a leggere i titoli (non è sicuramente il tuo caso) ad avere una visione più ampia e completa dell’articolo stesso senza disturbarsi a leggerlo.

            Solo che a questo punto sarebbe stato lui stesso un’articolo.

          • Eric

            Ciao,
            Sinceramente leggendo il titolo, l’articolo e dopo aver visto per intera tutta la presentazione (dall’inizio alla fine) e riascoltando i passaggi poco chiari ho capito una cosa:
            Chi ha scritto l’articolo ha azzeccato il titolo per lo scopo dell’articolo stesso (essere cliccato, forse letto e generare una moltitudine di commenti).

          • cactus

            Concordo. Anche se, dopotutto, scrivere titoli per dissuadere alla lettura sarebbe ancor più diabolico.

          • mmorselli

            Mah, sinceramente apprezzo lo sforzo retorico perché la forma è simpatica, però ci vuole molta crosta a definire il titolo “preview testuale, sintetico ma non inesatto”. C’è un termine molto più indicato secondo me, come sempre gli anglofoni hanno un’eccezionale dono della sintesi, loro li chiamano clickbait 😉

          • cactus

            Beh, ti ringrazio, almeno so che c’è almeno una persona che apprezza il mio umorismo.

  • Eric

    A me il suo discorso è sembrato a più ampio spettro, se non sbaglio esprime la sua visione della Full AR nell’arco dei prossimi 20-30 anni. Anche perché parla di tecnologie ancora embrionali o non ancora esistenti.
    In un certo senso fa un paragone tra il nostro stadio evolutivo nel virtual computing (Vive e OR) con quello che è stata la console TX-2 (1958) per il mondo dell’interfacciamento uomo-macchina (che ha segnato poi l’evoluzione dal mouse al touchscreen).
    Sono d’accordo con mmorselli: una visione molto ottimistica. Spero solo che non sia un abbaglio quanto lo sia stata l’intelligenza artificiale nei primi anni 60.

    • mmorselli

      Mi hai fatto venire in mente che alla fine degli anni ’80 il governo giapponese stanziò una cifra folle per un progetto: costruire un computer intelligente entro il 2000. Già il 2000 era un anno speciale, rappresentava nell’immaginario di tutti il futuro, quello con le macchine volanti, e la determinazione con cui avevano annunciato la cosa mi aveva fatto credere che un decennio sarebbe stato più che sufficiente, non potevano fallire. La notizia mi emozionò parecchio. Poi sappiamo come è andata.