David Attenborough’s First Life VR è un’esperienza in realtà virtuale a 360 gradi, rilasciata lo scorso 7 aprile su PlayStation VR, realizzata dallo studio Alchemy VR in collaborazione con ZooFX, un team dedicato agli effetti speciali che ha creato tutto il mondo ancestrale e sottomarino che si andrà ad esplorare nel corso di questa particolare produzione. Il team di sviluppo non è nuovo al rapporto con gli ambienti subacquei, avendo già prodotto un’altra immersione virtuale, Cocos: Shark Island, in collaborazione questa volta con Alucia Productions, nella quale sono state utilizzate delle particolari tecniche di ripresa per completare l’esperienza. Il nome legato a First Life VR è quello di David Attenborough, celebre naturalista e documentarista britannico, la cui voce e descrizioni costituiranno il file rouge di tutto il contenuto.

La narrazione di David Attenborough’s First Life VR parte dagli albori della vita sulla terra, fin dalle prime cellule, che sono andate a formare i primi legami grazie al collagene, fino alle prime forme di vita marine complesse e ormai estinte. La voce del naturalista inglese ci guiderà nell’esplorazione dell’Oceano del periodo Cambriano, permettendoci, nonostante la breve durata dell’esperienza, di apprendere alcuni dei segreti dell’evoluzione. Il prodotto, mostrando creature ancestrali come l’Anomalocaris o la curiosa Opabinia, si centra perfettamente nel genere dell’edutainment, ovvero dell’intrattenimento volto all’insegnamento. Lavorando a stretto contatto con molti esperti del settore e analizzando le reali informazioni ricavate dai reperti fossili, il team ha tentato, con risultati accurati ma a tratti deficitari, di ricostruire ogni dettaglio di questi primordiali capolavori naturali. L’aspetto educativo e culturale dell’esperienza viene evidenziato anche dal fatto che First Life VR era già stato presentato all’interno di alcuni tra i più prestigiosi musei di storia naturale del mondo, come il Natural History Museum di Londra e l’Australian Museum di Sydney.

David Attenborough’s First Life VR pecca terribilmente su due punti principali: il dettaglio grafico e il rapporto tra prezzo e durata effettiva del prodotto.

Tuttavia, come l’estinzione ha posto fine a queste creature minandone l’evoluzione, è arrivato il momento delle note dolenti del titolo, nella speranza che possano essere in qualche modo considerazioni utili per la valutazione e la produzione di contenuti futuri. David Attenborough’s First Life VR pecca terribilmente su due punti principali: il dettaglio grafico e il rapporto tra il suo prezzo e la sua durata effettiva. La grafica è carente sotto molti aspetti, partendo dai dettagli delle creature per arrivare al fondale marino appena abbozzato. Non essendo presente alcun tipo di interazione attiva, l’occhio tende ad analizzare con maggiore criticità ogni minimo dettaglio, specialmente se questo aspetto risulta essere poi il punto focale del prodotto. First Life VR, inoltre, è breve: sebbene riesca a tenere viva l’attenzione di un pubblico appassionato della materia, o semplicemente curioso, viene troncato sul più bello. L’impressione è che si tratti quasi di una versione dimostrativa, pensata per attirare l’attenzione degli utenti nei confronti di una possibile serie di documentari. Il prezzo di oltre 5 sterline, comunque, non sembra essere minimamente giustificato e avrei apprezzato una sua distribuzione gratuita come demo di qualcosa di più corposo. L’esperienza arriva a stento ai 15 minuti di durata, accompagnata egregiamente dalla voce di David Attenborough, consentendo movimenti fluidi in tutte le direzioni e facendosi apprezzare per alcune inquadrature dal taglio documentaristico. Come potrete benissimo immaginare, c’è poco da dire sulla parte legata alla motion sickness, completamente assente per tutta la durata del documentario. L’acerrimo nemico della VR viene abilmente sconfitto dagli ampi spazi dei fondali marini e da una regia lenta e attenta ai cambi di scena.

“Siamo sull’orlo di un cambiamento semplicemente enorme nella comunicazione visiva” – David Attenborough

David Attenborough’s First Life VR mostra il fianco a tutti i limiti e a tutte le accuse rivolte a una tecnologia ancora acerba e in fase di evoluzione. L’esperienza risulta interessante, ma viene troncata sul nascere, arrivando a stento ai 15 minuti. La grafica è troppo spesso rozza e poco definita, peccando particolarmente nel focalizzare l’attenzione su alcuni dettagli decisamente discutibili. La voce di David Attenborough, la sua esperienza e il taglio documentaristico sollevano le probabilità di sopravvivenza evolutiva del progetto, il quale viene però affossato nuovamente da una scelta di commercializzazione irriverente e che ha già scatenato diverse ire nel variopinto mare del web. Ritengo che una produzione del genere avrebbe trovato perfettamente la sua dimensione nel mondo dei musei legato all’edutainment, sbagliando però, in questo caso, ad approdare su una piattaforma che ha altri obiettivi per quanto riguarda la realtà virtuale. Mi auguro che gli esperimenti in questo senso non terminino, ma spero che ogni team di sviluppo e publisher si ricordi che PlayStation è un luogo per giocatori e pad. L’interattività quando si arriva su una console è qualcosa che non va mai sottovalutata, sarebbe quindi opportuno trovare ad ogni contenuto il proprio spazio.

David Attenborough’s First Life VR: la Recensione di VR Gamer
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