La notizia è già online da tempo, e noi dobbiamo ancora elaborarla del tutto. Palmer Luckey lascia Facebook. Non si conoscono ancora i dettagli, ma è sicuramente uno shock per chi ha vissuto la rivoluzione VR, di cui Palmer era, senza alcun dubbio, il principale fautore. Noi di VR Gamer, nati come Oculus Rift Italia (non dimentichiamolo), abbiamo un rapporto molto speciale con Palmer Luckey. Lo consideriamo un eroe, un ragazzo che a soli 20 anni ha avuto la forza e la lungimiranza di creare un nuovo mercato, destinato a cambiare non soltanto la tecnologia, ma anche il nostro stesso modo di vivere. Prima di Palmer, la realtà virtuale era uno strano residuato degli Anni ’90, che non era mai veramente decollato. Dopo Palmer, la VR è arrivati sulla bocca di tutti, sono nati studi, centri di ricerca, e sono stati sviluppati centinaia di giochi, dando lavoro a migliaia di persone in tutto il mondo. Palmer Luckey, esclusivamente grazie alla sua forza di volontà, è riuscito a creare qualcosa che prima non esisteva.  La storia di Luckey sembra essere nata per ispirare le future generazioni: partito solo da un garage e da contatti tramite Internet, questo ragazzo prodigio è riuscito a far acquistare la sua compagnia da Facebook per 2 miliardi di dollari. La storia di Luckey è la storia di tanti altri visionari dell’informatica, geni come Nolan Bushnell, o Steve Jobs.
Peccato che, nel nostro mondo, non ci sia spazio per i sogni, e le fiabe esistono soltanto nei libri, a quanto pare. Non abbiamo citato a caso Bushnell e Jobs, perché il loro destino fu molto simile a quello di Luckey: anch’essi furono costretti ad allontanarsi dalla compagnia che avevano fondato. Forse, è proprio il nostro mondo che non funziona. Il capitalismo sfrenato, l’accentramento delle grandi corporation… a volte, sembra quasi di essere in un romanzo cyberpunk. Le corporation masticano e digeriscono i sogni delle persone, in nome del Dio Profitto.

Come un tritacarne, i creativi vengono spremuti fino all’inverosimile, finché non viene preso loro tutto quello che potevano dare, fino a diventare inutili agli occhi degli Uomini in Grigio. Del resto, è qualcosa che è stato raccontato molto bene in un bellissimo film di David Fincher, The Social Network (che non citiamo a caso). Il problema è alla radice: esistono persone che sono in grado di guardare più in là, e Luckey è una di queste. Queste persone, tuttavia, soffrono di una profonda incompatibilità con il resto dell’umanità, e soprattutto con chi vorrebbe piegare tutto a logiche freddamente economiche. Sono geni, incompresi. Il mondo dei videogiochi, molto vicino a quello della VR, ne ha tantissime di queste storie. Pensiamo a Warren Spector, al quale è stato impedito di perseguire la sua visione autoriale per Epic Mickey e, a causa del flop, è stato allontanato dalla compagnia in cui aveva sempre sognato di lavorare, Disney. E che dire di Sir Peter Molyneux? Grandi idee, grande visionarietà, e un curriculum alle spalle in grado di far impallidire tanti giovinastri che si limitano a essere semplici esecutori. Eppure, una volta approdato in una grande corporation, le sue idee rivoluzionarie sono state ostacolate, costringendolo alla fine ad allontanarsi, finanche a essere deriso per le sue stesse idee. E gli esempi potrebbero andare avanti per ore, con Hideo Kojima di Metal Gear Solid e le controversie con Konami, o il caso di Ken Levine, creatore del capolavoro Bioshock che ha visto chiudere il suo studio per non essere riuscito a soddisfare gli obiettivi di vendita.

Il problema di Palmer, probabilmente, è che aveva ambizioni molto più grandi di quanto gli fosse concesso avere nella compagnia in cui era finito a lavorare. Per usare le parole di Jobs, Palmer è una persona abbastanza folle da credere di poter cambiare il mondo, e questo mal si colloca in un’industria che ci viene venduta come rivoluzionaria e ardita, ma che in realtà ha paura di sperimentare ed esplorare nuovi territori. La Silicon Valley, nel caso di Palmer Luckey, si è rivelata estremamente miope e assolutamente priva di ogni forma di riconoscenza.  Abbiamo letto infinite dichiarazioni di Luckey, e ogni volta siamo rimasti a bocca aperta di fronte alla lucida follia di questo radical dreamer. Per mesi abbiamo sognato leggendo le parole di un ragazzo che si immaginava un futuro dove il confine tra reale e virtuale veniva abbattuto, dove ogni limitazione fisica veniva definitivamente superata, unendo il mondo e annullando le distanze. La realtà virtuale è molto più di una semplice tecnologia: è un nuovo modo di interpretare l’esistenza.

Se da una parte abbiamo un ragazzo idealista e pieno di speranze di migliorare le nostre vite, dall’altra abbiamo la cruda realtà di una corporation che deve piazzare un prodotto sul mercato. Il grande errore della corporation è tuttavia pensare che si possa andare avanti senza gli uomini. Sono gli uomini a smuovere le montagne, con la loro capacità di plasmare il destino assecondandolo alla loro immaginazione. Palmer è la dimostrazione che basta avere una visione per realizzarla. Se puoi sognarlo, puoi farlo, direbbe qualcuno.

E ora, che succede? Non ci è ancora dato saperlo. Certo è che non sapremo mai che direzione avrebbe preso Oculus, se alla sua testa avesse ancora avuto Palmer Luckey. Oculus sarà molto diversa da come sarebbe stata se solo le cose fossero andate diversamente, e solo il tempo potrà dirci se alla fine la strategia di Facebook si rivelerà vincente. Noi però sappiamo la verità, e non dimentichiamo: dobbiamo assolutamente combattere la damnatio memoriae. Senza Palmer Luckey, oggi noi non saremmo qui, e lo stesso possono dire centinaia di aziende in tutto il mondo, che stanno dando forma al mercato della VR. Se oggi potete indossare un visore ed entrare in un universo completamente nuovo, lo dovete a un ragazzo brillante della California. Una bellissima fiaba giunge al termine, ed è nostro preciso compito non dimenticare l’eredità che ci è stata lasciata.

A proposito dell'autore

Guglielmo De Gregori
Editor ­in­ Chief

Dopo aver visto ogni fotogramma di Ghost in the Shell e Blade Runner, la sua vita non è stata più la stessa. Crede nel transumanesimo, aspetta ogni giorno l’arrivo della singolarità e il momento in cui potrà sostituire il suo corpo con una controparte sintetica. Nel frattempo, inganna l’attesa con la fantascienza, i videogiochi e, naturalmente, la realtà virtuale.

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  • Ombra Alberto

    Condivido per intero l’artico.

    In quando al riferimento a Jobs per similitudine non posso fare a meno di pensare e sperare che un giorno Lucky possa tornare a contribuire positivamente nella compagnia da lui fondata.

  • Piero Feltrinelli

    Secondo me non bisogna mai vedere il cambiamento come un problema, ma come un’opportunità. Forte delle sue capacità non credo che il buon Palmer andrà a poltrire su un isoletta oceanica… ma si metterà in corsa con un suo progetto. Differenziare is the key.

  • Tyriel

    tutto vero e condivido, ma rimane una figura abbastanza ambigua.. la cosa che finanziasse un movimento pro-trump mi ha lasciato un po’ l’amaro (piu’ schifo che amaro) in bocca. Non voglio iniziare una argomentazione politica, ma da residente degli Stati Uniti… bah.. lasciamo stare..

    • GU

      Il discorso sulla politica è molto delicato. L’idea di supportare Trump a me ha dato l’impressione di essere più ironica che altro; Nimble Magic, il gruppo pro-Trump sponsorizzato da Luckey, voleva dimostrare che la “meme magick è vera”. Insomma, una cosa completamente folle. Per capire di cosa parlo bisogna entrare nella “cultura” underground di 4chan e della board /pol/. Però questo significa anche entrare nella testa di gente che crede che i meme servano a evocare il potere di una divinità rana (sì, è assurdo, ma è così) che comunica attraverso i numeri dei post e ha consentito l’elezione di Trump. Insomma, uno scherzo che è durato talmente a lungo da sembrare vero. Palmer Luckey ha partecipato allo scherzo e ne ha pagato le conseguenze. Molto duramente.

      • Tyriel

        Avvalora ancora di più il fatto che sia ambiguo^^ grazie della precisazione sul fatto!

    • WarezSan .

      Che ti frega di cosa vota?
      L’importante è che faccia bene il suo lavoro.
      Lasciamo gli strilli alle celebrità con tanti ideali e tanti milioni di dollari sul conto…

      • Tyriel

        Nulla, infatti ho un Oculus, ho solo detto che é un personaggio ambiguo.

  • Super Game-guru

    Seguo Palmer dal suo primissimo Kickstarter. Un ragazzo con una bella testa e una stupenda visione. Sicuramente è stato l’uomo giusto nel posto giusto visto che la sua idea è stata vista e piaciuta da Carmack (forse la vera mente “tecnica” dietro al Rift che tutti abbiamo conosciuto ed amato).
    Come persona, secondo me ha cominciato un inesorabile declino da quando si è venduto a Facebook.
    I motivi che me lo hanno reso…non dico antipatico, ma sicuramente mi hanno dato modo di criticarlo sono nati da allora.
    Vuoi questa vendita che cozzava con la sua visione di un hardware libero (idea, fortunatamente, seguita da Valve con il suo Vive e tutto ciò che c’è dietro a SteamVR).
    Vuoi le cazzate sul prezzo che hanno hyppato l’utenza per poi deluderci tutti.
    Vuoi l’idea che il rift CV1 sembra essere nato con in mente una “Seated Experience”.
    Vuoi il suo modo di trattare con l’utenza su Reddit, dove sembrava un ragazzino mestruato piuttosto che il gran guru della VR.
    Vuoi il fatto che si sia sporcato con la politica (e non voglio ritornare su questo discorso come già fatto in passato….se hai un business NO, non puoi dire il cazzo che ti pare senza che ci siano conseguenze. Cosi è).
    Insomma, gli auguro tutto il bene, ma è un ragazzetto che si è trovato in un qualcosa più grande di lui e le cose sono andate come sono andate.
    In ogni caso gli auguro tutto il meglio…sperando di poterlo rivedere ancora (magari sotto una luce migliore e con più sale in zucca).

    Ps. Dov’è lino? Abbiamo bisogno del commento del suo fan numero 1 accidenti!! Speriamo abbia reagito bene allo choc! D:

    • Ombra Alberto

      Secondo me tu spari sentenze a zero.. ha commesso degli errori.. ma sono errori umani.
      Paradossalmente da quello che pensi FB ha spinto molto e sta’ spingendo molto per la diffusione della Vr.. Valve attualmente si sta limitando a cavalcare l’onda a favore di questo media.

      • Bartholomew

        Non gli perdoneranno mai di aver venduto Oculus a Facebook invece di mettersi a disposizione “a gratis” del loro idolo GabeN. Per loro più soldi guadagna GabeN con le idee e gli investimenti degli altri, più dormono tranquilli la notte…

        • Super Game-guru

          Ma sta zitto. Valve al momento sta spingendo un sistema per la quale se io sono un azienda tecnologica e ho le possibilità, posso creare il mio visore sfruttando la tecnologia messa a punto da Valve gratuitamente. StreamVr é compatibile con lo standard openvr. Se io sono uno smanettone come lo era (é?) Palmer, posso costruirmi il mio visore a casa e questo funzionerà su Steam. Vai… Fallo con Facebook. Vedi cosa ti dicono. Pensarla come la pensa Facebook va contro l’idea di diffondere la VR. E va contro le idee che Palmer stesso sosteneva.

          • Bartholomew

            Prima di tutto sta zitto lo dici a tuo fratello. Siamo su un blog e non a casa tua, capito?
            Secondo. l’OpenVR di Valve ha ben poco di “Open” visto che, fino a prova contraria, non è Open Source. Serve solo ad intortare i boccaloni (vai su GitHub e chiedi dell’OpenVr, ti risponderanno che Valve sta gettando solo fumo negli occhi degli utonti).
            Terzo. Che Valve sia un’azienda opportunista è un dato di fatto, sta solo cavalcando l’onda (come giustamente ha detto Ombra) creata da Oculus senza dare un minimo contributo (gli investimenti lato hardware sono tutti a carico di HTC, mentre per il software ci stanno pensando solo gli sviluppatori indie).
            Insomma, l’unica azienda a perderci poco o niente, nel caso la VR dovesse rivelarsi un flop (facciamo tutti gli scongiuri del caso), sarebbe proprio Valve, mentre nelle altre aziende si perderebbero, oltre a parecchi soldi, anche diversi posti di lavoro (la sola Oculus ha creato più di mille posti di lavoro).

          • cactus

            “Open” != “Open Source”

            Volerci vedere per forza un’omonimia è una forzatura errata, umanamente comprensibile, ma formalmente sbagliato.

            OpenVR è un’interfaccia che consente usare SteamVR in modo agnostico rispetto al dispositivo specifico.
            E col tempo, si spera, anche al sistema operativo, come già Valve sta facendo per Linux (e mi auguro in un futuro non troppo lontano anche per OSX)

            Personalmente ritengo che il richiamo nel nome sia rivolto al concetto di “open platform” piuttosto che di “open source“.

          • Super Game-guru

            Beh, la tecnologia che sta dietro al Vive é tutta liberamente consultabile e riproducibile che io sappia, se io mi faccio un visore posso implementare la tecnologia lighthouse per il tracking e usare le base station HTC, LG o qualunque altre usciranno. Con i nuovi Tracker usciti adesso potrei anche costruirmi un visore o un controller Custom spendendo relativamente poco per dire.
            Insomma, open…open Source. Chiamiamola come vogliamo, io vedo un enorme libertà e apertura da parte del mondo VR. E infatti Oculus é nato così. Con scotch e prototipi. Idee e passione. Fa male vedere che Facebook con queste idee e filosofie non ha nulla a che vedere.

          • cactus

            Hai indirizzato il tuo commento a me per errore o mi sono perso qualcosa?

          • Super Game-guru

            No, l’ho indirizzato a te per continuare il discorso… Perché?

          • cactus

            Perchè la precisazione sull’equivoca interpretazione era indirizzata a quanto riportato da Bartholomew e alle successive valutazioni un pò astruse tipo sul fatto che OpenVR servirebbe “solo ad intortare boccaloni” o che “serva solo a gettare fumo negli occhi” basandosi sulla discutibile osservazione che “OpenVR ha ben poco di Open”.

            E mi pare che tale mia precisazione segua la stessa direzione a somme linee del tuo stesso ragionamento, cioè che la sua esistenza sia una cosa estremamente positiva ed auspicabile per tutti (utenti, sviluppatori, produttori hw).

            Uno standard aperto è una cosa molto bella per la comunità e denigrarne la bontà della cosa basandosi su di una interpretazione…arbitraria e priva di concreto fondamento del semplice significato del ‘nome’ mi pare un pò…scorretto (per non dire di peggio).

            Scorretto non solo nei confronti del progetto in sè, ma anche nei confronti dello sforzo e dell’investimento finanziario, di risorse, tempo che ha richiesto la sua realizzazione e che continua a richiedere per il suo mantenimento.

            Sono conscio delle potenzialità di SteamVR e dei suoi pregi, se non li ho rimarcati è solo perchè nello specifico post mi premeva riportare le ragioni per le quali trovavo errate le valutazioni riportate (non so se ricalcano le sue opinioni) da Bartholomew (non è che si deve fare il riassunto di tutto ad ogni singolo post : ).

          • Super Game-guru

            Mi dispiace se sono sembrato pedante e ripetitivo. Ho notato anche io che la pensiamo per lo più similmente. É che in questo sito ho imparato a ribadire e ribadire concetti per cercare di essere il più chiaro possibile. 😉

          • Super Game-guru

            Cioè, ma veramente siamo arrivati al punto di dire Facebook>Valve pur di dare acqua al proprio mulino? Ma veramente? Valve é l’unica che sta spingendo nel mandare avanti la tecnologia. Il suo store é aperto a QUALSIASI visore VR, e possiamo girarla come ci pare ma é quella che sta ricalcando la visione di Palmer. Ed é questo che ci vuole per aiutare a diffondere la VR. Smettiamola di dire castronerie… Oculus é un giardino circondato da mura, SteamVr é un ecosistema dove tutti possono attingere (eh sì, gli indie pure. Che sono quelli che dal DK1 aiutano a far crescere la VR). E abbiamo il coraggio di dire “ci guadagniano”? Ma porca Eva, glieli tiro i soldi a Gabe… Se li merita tutti. Dovrei darli a Facebook?… Perché Oculus, per quanto mi riguarda, non esiste più.

          • Bartholomew

            No, per aiutare a diffondere la VR ci vogliono tanti investimenti (soprattutto in software). E le uniche due aziende che stanno investendo in giochi e app che possono spingere le persone a comprare un visore VR sono Oculus e Sony (fosse per Valve la VR farebbe la fine delle Steam Machine, altro che “sta spingendo per mandare avanti la tecnologia”).
            P.s. non fate altro che ripetere a pappagallo “Oculus walled garden”; “Boycott Oculus”… però poi usate l’hack “ReVive” per comprare i suoi giochi. Complimenti per la coerenza.

          • Super Game-guru

            Mai comprato dallo Store Oculus e mai lo farò. Ho utilizzato re-vive una volta per provare Assetto Corsa sul Vive(che ho comprato su Steam al tempo del caro vecchio DK2… Quando le cose erano diverse) e fortunatamente gli sviluppatori del suddetto gioco hanno allargato il supporto anche al Vive, quindi a mai più rivederci Re-vive.
            Poi, stupendo, dici che la cosa importante della VR é il software, quando in effetti StreamVr é zeppa di contenuti di qualità che spesso si comprano a pochissimo o gratis(per via degli Steam Sales). E il bello é che questi contenuti sono fruibili anche per il Rift stesso (tanto che ho conosciuto gente che utilizza il Rift esclusivamente con SteamVr).
            Possiamo girarla come ci pare. Failbook ha rovinato un azienda che poteva dare molto di più per i suoi fini del cazzo che sono tutto tranne che una mentalità Open. Fortuna che spinge la VR.
            Con Sony già il discorso é diverso essendo un visore per Console (sistema chiuso per definizione che ci piaccia o meno). Mi auguro che continuino ad investire e non lascino da solo il PsVr come fu per PsVita e Move (due dispositivi che possiedo e che hanno avuto un supporto molto deludente). Essendo il dispositivo con il rapporto qualità/prezzo sul mercato migliore hanno una grande responsabilità.

      • Super Game-guru

        Cazzate…
        1) non lo odio e non merita di essere odiato. Ma idolizzarlo o addirittura confrontarlo con Jobs é ridicolo.
        2) Ma per carità. Errori umani che capisco. Una volta. Due. Poi amico mio, normale che due scappellotti te li becchi. Mica devi morire. Ma essersi venduto a Facebook ecco che vuole dire… Se fai uno sbaglio c’è qualcuno più grosso di te che ti rimette al tuo posto.
        3) Guarda, difendere Facebook é un insulto al idea di VR che il buon Palmiro predicava inizialmente. Tutto sta andando come ci si aspettava. Ha creato il suo bel walled garden e oramai Oculus é diventato Facebook in tutto e per tutto, con tutto quello che ne consegue. La spinge sì la VR… Per i loro comodi, non per il bene della VR stessa. Il bene della VR é la ricerca di uno standard comune, non creare gabbie dorate propietarie.
        4)Valve e Oculus hanno collaborato…All’acquisizione di Facebook, Oculus si é voluta isolare. Non voglio dire che Oculus abbia “rubato” conoscenze a Valve come asseriscono alcuni, ma é innegabile che Valve sia entrata nel mercato con un prodotto più al avanguardia è più fedele a quello che Palmer predicava. Ovvero, libertà. Libertà di sperimentare. Libertà di ricostruire. Libertà di modificare. E steam VR é libero. Ci entri con qualsiasi dispositivo VR tu voglia. Compreso il Rift. Ma la cosa non vale per Oculus. Questi sono fatti.

  • level-up

    Proprio nellaltro articolo ho scritto di jobs asd

  • Ataru

    io spero solamente che Palmer abbia capito la cazzata fatta e si stia ri organizzando per qualcosa di magico…