Tutti coloro che sviluppano in VR sanno bene quanto sia complesso il discorso dell’ottimizzazione. Spesso i creatori di prodotti per i nostri adorati visori si ritrovano in difficoltà nel realizzare prodotti dai contenuti grafici di grande qualità, poiché è difficile ottenerla mantenendo le prestazioni ad un livello ottimale per avere un’immagine fluida e gli FPS stabili. Spesso, in cima alla lista delle cose a cui un team di sviluppo VR ritiene di poter fare a meno quando è al lavoro su un gioco, è proprio la grafica. Ma perchè abbiamo introdotto HOMEBOUND parlando di grafica? Perchè Wiktor Öhman, Art Lead e 3D Artist della Quixel, nonchè la one man army dietro il titolo, ha deciso che lui non vuole scendere a compromessi. Quixel è un’azienda che ne ha di cose di cui vantarsi, poichè ha collaborato alla realizzazione di contenuti per titoli quali Battlefield, Destiny, Halo, Doom, StarCraft e Dark Souls, quindi non sono proprio gli ultimi arrivati. HOMEBOUND è un’esperienza molto breve, quasi più una dimostrazione tecnica di come è possibile avere una grafica di tutto rispetto su piattaforme VR, quindi la recensione non si dilungherà molto. La sua brevità è dovuto proprio al fatto che è stato realizzato da una persona in solitaria, quindi tenetelo a mente se vi capiterà di provarlo, perchè di lavori simili in circolazione ce ne stanno veramente pochi. Detto questo, è arrivato il momento di descrivervi un po’ la mia esperienza!

Come ho già detto, l’esperienza è molto breve, poichè HOMEBOUND non fa del suo punto di forza questo elemento, ma bensì nella sua qualità grafica davvero impressionate. Come ci viene consigliato dal gioco stesso fin dall’inizio, è vivamente consigliato goderselo da seduti, e vi spiegherò perchè sono riusciti a domare il mio spirito ribelle che ha detto E invece no, io gioco in piedi! La storia è molto semplice: impersoniamo Sam, un astronauta che vive all’interno della sua navetta orbitante intorno alla Terra in compagnia di un computer centrale che gli sta vicino assegnandoli compiti e facendo commenti abbastanza umoristici, strizzando l’occhio a personaggi come la celeberrima GLaDOS, ma… decisamente meno psicopatico e non presenta intenti omicidi nei nostri confronti. L’avventura procede tranquillamente, in mezzo al disordine del nostro protagonista, che lascia in giro oggetti di ogni sorta, e presto la vena umoristica esce fuori. Il momento che ho preferito è quando il computer mi ha chiesto di cercare alcuni floppy disk in giro per l’astronave!

L’esperienza è molto breve, poichè HOMEBOUND non fa del suo punto di forza questo elemento, ma bensì nella sua qualità grafica davvero impressionate

Non mi è chiaro chi possa decidere di optare per dei floppy disk quando si viaggia nello spazio, ma non è qualcosa che mi riguarda. Le etichette su alcuni di questi floppy fanno riferimento alla Quixel e alla tecnologia che hanno utilizzato, ovvero Quixel’s Megascans, e lascia scandalosi indizi sui titoli più vociferati, come Cat-Life 3 (CONFIRMED!) e Farout 5. Ad un certo punto però qualcosa va storto, forse per colpa dei floppini, chi lo sa, ma da quel momento in poi, la situazione degenera: allarmi, scossoni, fracasso, oggetti che volano da tutte le parti (più del solito) ed è in quel momento che mi son detto Credo sia il caso di sedermi. Non vi nego che gli scossoni e le luci durante alcune scene possono scombussolare un po’ il senso dell’equilibrio, quindi non seguite il mio esempio e date retta ai consigli del gioco. La parte più adrenalinica la lascio alla vostra scoperta, anche perchè se ve la raccontassi vi rovinerei l’esperienza, ma sappiate una cosa: il lieto fine non è scontato e ve lo dovrete guadagnare.

homebound1

OH, NO! E’ SUCCESSO DI NUOVO! MALEDETTI FLOPPINI!

Andando quindi ad analizzare il gioco per le sue caratteristiche principale, la logevità, giustificata dalla natura stessa del prodotto, è decisamente bassa, ma l’esperienza risulta intensa. Ciò che sicuramente lascia a bocca aperta è la grafica e il sonoro: difficilmente si vedono e si sentono prodotti VR di così alta qualità, ancor di più se si pensa che lo sviluppatore è uno solo! L’ambiente è ricchissimo di dettagli, le luci sono una gioia per gli occhi. L’audio è coerente e ben orchestrato, anche se nei momenti più concitati è un po’ confusionario, e non è facile seguire gli ordini del computer. Ciò in cui invece ho un po’ più da ridire è nel gameplay. I comandi inizialmente sono confusi, vengono spiegati in modo molto sbrigativo, e confesso che quasi metà del mio tempo l’ho dedicato a capire come muovermi agilmente all’interno dell’astronave. I feedback sono scarsi e l’interazione con gli oggetti non è comodissima: è difficile capire con precisione con cosa si può interagire, poichè il gioco è quasi totalmente assente di segnali quali bordi luminosi o cambi di colore. Inoltre, su uno dei guanti del nostro protagonista, è presente una barra dell’ossigeno che ho notato solo alla terza volta che ci ho giocato, ma ancora adesso non mi è per niente chiaro il suo funzionamento.

Ciò che sicuramente lascia a bocca aperta è la grafica e il sonoro: difficilmente si vedono e si sentono prodotti VR di così alta qualità, ancor di più se si pensa che lo sviluppatore è uno solo!

Insomma, tra comandi un poco macchinosi e uno studio del gameplay non proprio eccezionale, HOMEBOUND non brilla moltissimo sotto questo aspetto. Per quanto riguarda il motion sickness, io credo di esserne abbastanza immune, ma il mio buonsenso mi suggerisce che gli scombussolamenti, decisamente frequenti, potrebbero infastidire alcuni giocatori più sensibili, quindi continuo a suggerirvi di giocare al titolo da seduti. Senza allontanarci dal fulcro del discorso, lo sviluppatore ha optato per un sistema di rotazione discontinuo per permettere di guardarci intorno che si sposa perfettamente con lo stile di gioco da seduti. Piccola pecca però l’ho trovata anche qui: la rotazione non può eccedere sopra i 360° o sotto gli 0°. Che significa? Che se mentre giochiamo abbiamo bisogno di ruotare verso destra, ma abbiamo raggiunto già i 360°, allora dobbiamo fare il giro lungo e ruotare nel verso opposto per ritrovarci nella direzione che desideriamo. Ripeto, si tratta comunque di una piccola pecca, non è un gioco così lungo da rendere la cosa tremendamente tediosa, ma è difficile trovare una spiegazione sul perchè di questa scelta.

19ohysldhnjp (1)

Nulla ti fa sussurrare sottovoce “… E niente, sto per morire…” come un rientro in atmosfera all’interno di una navetta di salvataggio.

In conclusione, HOMEBOUND è un prodotto dalla qualità grafica veramente impressionante, e nel complesso l’esperienza che offre, malgrado i difetti e la sua brevità, è sicuramente godibile. Ancora una volta però devo fare i complimenti al nostro Wiktor Öhman, che ha dimostrato che col talento e gli strumenti giusti, la VR può permettersi di non rinunciare alla grafica da tripla A. Se state cercando un’avventura fantascientifica profonda ed articolata, o un gioco dal gameplay divertente ed innovativo, questo titolo non fa decisamente per voi, ma se invece volete un’esperienza poco impegnativa ma di impatto, aggiungete HOMEBOUND alla vostra libreria Steam.

HOMEBOUND: la Recensione di VR Gamer
7Punteggio totale