Negli ultimi quindici anni il mercato videoludico è profondamente cambiato. Il digital delivery, da molti additato come uno dei più grandi mali della game industry, ha in realtà avuto il merito di avvicinare il grande pubblico ad un numero esponenzialmente più alto di videogiochi, di conseguenza, interi generi nati diverse decadi fa, sono tornati alla ribalta, vivendo una seconda giovinezza. Uno fra i più noti è forse quello degli shoot’em up, la cui riscoperta si deve anche al lavoro di Housemarque, compagnia finlandese nata nel lontano 1995 dalla fusione di Terramarque e Bloodhouse. Quest’ultima fu responsabile di due fra i capisaldi del genere, Stardust (1993) e Super Stardust (1994), pubblicati su Amiga e derivati dallo storico Asteroids. Il loro concept di base, semplice ma comunque fresco e divertente, anche dopo molti anni, venne rielaborato da Super Stardust HD, che accompagnò il lancio di PlayStation 3 nel 2007 e che fu indicato da molti come uno dei remake più riusciti della passata generazione. Il titolo ebbe una tale fortuna da essere riproposto senza troppe variazioni ben tre volte: lo stesso anno su PSP, nel 2012 su PS Vita e pochi mesi fa su PS4, in quella che è definibile come l’edizione definitiva, ovvero Super Stardust Ultra. Con l’approdo sul mercato di PlayStation VR, infine, l’arcade spaziale di Housemarque è stato aggiornato per supportare il visore, ma stavolta l’operazione non è riuscita così bene come nove anni fa.

Super Stardust Ultra VR non è classificabile come un nuovo capitolo della serie, nè tantomeno come una nuova edizione. Si tratta semplicemente di una re-release del titolo arcade pubblicato su PlayStation 4 all’inizio del 2016, con l’aggiunta di una nuova modalità pensata in modo specifico per il visore di Sony, di cui parleremo più in là. Per il resto, il titolo è esattamente lo stesso che i fan hanno imparato a conoscere negli scorsi anni, con il gameplay di sempre. Alla guida di una piccola navicella intorno ad un pianeta, compito del giocatore è sparare a tutto quel che si muove, cercando al contempo di non subire alcun danno, pena l’immediata esplosione e la perdita di una delle tre vite a disposizione, incrementabili raccogliendo un raro power-up. Sebbene risenta inevitabilmente del peso degli anni, l’idea alla base del gioco è sempre valida e coinvolgente, in particolare se si affronta il titolo in modalità co-op (anche a schermo condiviso) con un amico, e le nove modalità (dieci, includendo quella pensata per la VR) riescono a garantirgli una notevole longevità.

Sebbene risenta inevitabilmente del peso degli anni, il concept di Super Stardust Ultra risulta sempre fresco e divertente

Come ogni arcade che si rispetti, Super Stardust Ultra è adatto indifferentemente a chi cerca un’esperienza da divano, divertente e chiassosa, in compagnia di un amico, ma anche agli hardcore gamer, perfezionisti e amanti delle sfide. Queste due anime sono ben incarnate dalle due componenti principali del titolo, la classica modalità arcade e quella pianeta: nel primo caso si affrontano uno dopo l’altro i cinque livelli che compongono l’esperienza, ognuno a sua volta suddiviso in cinque diverse fasi, cercando di battere i propri tempi e al contempo di sfidare l’intera community, nel secondo è invece possibile affrontare ogni scenario separatamente e con maggior tranquillità. Le armi a disposizione sono tre, ognuna adatta a distruggere un particolare tipo di materiale, e capire bene come alternarle è di vitale importanza, in particolare alle difficoltà più elevate. Una caratteristica che differenzia Ultra VR dalla versione standard è la possibilità di giocare l’intero titolo in realtà virtuale, ma non ci sono motivi per preferire il visore ad un normale schermo, perlomeno nelle modalità tipiche. Il gameplay, veloce e frenetico, non beneficia in alcun modo di questo cambio di prospettiva e, come se non bastasse, la qualità visiva viene irrimediabilmente degradata all’interno di PlayStation VR, cosa che rende molto più difficile scorgere i detriti spaziali più piccoli, che in Super Stardust sono la causa di almeno il 70% delle morti.

Per la gran parte dell'esperienza, il titolo di Housemarque è lo stesso che abbiamo già imparato a conoscere su PS4.

Per la gran parte dell’esperienza, il titolo di Housemarque è lo stesso che abbiamo già imparato a conoscere su PS4.

A livello contenutistico, l’unica vera novità introdotta in questa edizione del titolo di Housemarque è Invasione, giocabile esclusivamente tramite PlayStation VR. In questo caso il titolo cambia completamente volto, e si trasforma in qualcosa di molto simile a Battlezone, mettendoci ai comandi di un mezzo corazzato in un’arena ben definita, con lo scopo di far fuori quante più ondate di mostri nemici. Data l’indubbia qualità del resto del titolo, avevamo grandi aspettative nei confronti di questo nuovo contenuto che, se ben realizzato, avrebbe potuto regalare a Super Stardust Ultra un’interessante alternativa al resto dell’esperienza, ma sfortunatamente così non è stato. L’arena è eccessivamente ristretta, i nemici ben poco ispirati nel design e nei pattern di attacco, le ondate tutte uguali fra loro. Insomma, e lo diciamo senza mezzi termini, una vera delusione per gli amanti della realtà virtuale, e un’aggiunta inutile e facilmente dimenticabile ad un titolo di per sé ottimo, anche se per altri motivi. Abbinare il titolo di Housemarque alla VR ci è sembrata una mossa eccessivamente forzata, che non rende giustizia né all’uno, né all’altra.

Se ben realizzata, la modalità Invasione avrebbe potuto regalare a Super Stardust Ultra un’interessante alternativa al resto dell’esperienza, ma sfortunatamente così non è stato.

Durante le nostre prove nella modalità Invasione non si sono presentati problemi di motion sickness: combinando insieme l’incedere non troppo rapido del mezzo e al contempo la telecamera, gestita con un minimo di criterio, gli sviluppatori sono riusciti ad evitare praticamente ogni problema legato a nausee o giramenti di testa. Ma noi non ci siamo fermati qui, ed abbiamo provato a lungo Super Stardust Ultra in VR, anche nelle modalità classiche. Paradossalmente, è stato proprio in questo caso che abbiamo avvertito qualche fastidio, dettato dall’eccessiva presenza di elementi a schermo da controllare, e possiamo garantirvi che non è esattamente piacevole averli proprio davanti agli occhi ad una tale velocità. Consigli per evitare problemi? Semplicissimo: giocate soltanto Invasione con il PlayStation VR, ricordando di toglierlo prima di dedicarvi al resto.

La modalità Invasione è scialba e realizzata con poca cura: un "extra" ben poco sostanzioso.

La modalità Invasione è scialba e realizzata con poca cura: un “extra” ben poco sostanzioso.

Onestamente, non c’è molto da dire su Super Stardust Ultra VR che non sia già stato detto: il titolo è nient’altro che una riproposizione della stessa versione PS4, arricchita di una modalità extra e della possibilità di giocare l’intera esperienza tramite PlayStation VR. Il problema è che nessuna delle due novità introdotte funziona come dovrebbe: nel primo caso siamo di fronte ad un maldestro clone di un vecchio war simulator, sostanzialmente dimenticabile, nel secondo ci sentiamo di dire che giocare in questo modo non fa altro che peggiorare ulteriormente l’esperienza, e spinge ad evitare l’utilizzo del visore più che ad incoraggiarlo. Per questo, se il pacchetto originale meriterebbe un otto, non possiamo far altro che penalizzarlo fortemente per via di un adattamento in VR del tutto sconclusionato. Detto in maniera davvero sintetica, Super Stardust Ultra è uno di quei titoli che avrebbero fatto meglio a non incrociare le loro strade con la realtà virtuale, perché con quest’ultima non hanno e non possono avere nulla a che fare.

Super Stardust Ultra VR: la Recensione di VR Gamer
6Punteggio totale