In occasione della consegna dell’Axel Springel Award, Premio riservato ai grandi imprenditori e innovatori della storia contemporanea,  Mark Zuckerberg è stato intervistato dai microfoni del celebre quotidiano tedesco Die Welt. Il risultato? Un interessantissimo articolo in cui il papà di Facebook affronta i temi della realtà virtuale, dell’intelligenza artificiale, e ovviamente, del futuro del social network più riuscito di sempre. Ecco l’intervista pubblicata da Business Insider.

Il tuo attuale argomento preferito è la realtà virtuale. Perché sei così sicuro che VR non sia un fenomeno temporaneo o una montatura?

Zuckerberg: C’è una domanda a lungo termine e una domanda a breve termine su questo. Si dice che sia più facile prevedere il modo in cui le cose andranno da qui a 10 o 20 anni nel futuro rispetto a capire come andranno tra 3 anni da oggi. Le grandi tendenze che ci troviamo ad analizzare oggi si dimostreranno confermate in futuro: l’AI continuerà a fare progressi, e saremo in grado di curare molte più malattie in futuro. Questo lo sappiamo tutti, e la vera difficoltà sta infatti nel prevedere come arriveremo a tutto questo.Ora stiamo scommettendo sulla realtà virtuale come una tecnologia importante: sono abbastanza fiducioso sulla VR e penso questo sia il momento giusto per investire su tale tecnologia. Abbiamo appena iniziato i preordini con Samsung e sono già state fruite dal pubblico circa un milione di ore di video a 360° attraverso Gear VR: questi numeri sono davvero incoraggianti.
Onestamente non sappiamo ancora quanto tempo ci vorrà per costruire questo nuovo ecosistema: potrebbe essere 5, 10, 15 o 20 anni. La mia ipotesi è questa grande trasformazione avverrà in circa 10 anni: ci sono voluti 10 anni dal lancio del primo smartphone iniziale per raggiungere un mercato di massa (BlackBerry è uscito nel 2003 e non ha raggiunto il miliardo di unità fino al 2013).

Hai investito 2 milioni di dollari con Facebook in Oculus Rift. Siete veramente interessati all’hardware o vi serve questo passaggio per costruire una strategia di Facebook nella VR?

Zuckerberg: Siamo per lo più interessati al software, ma c’è un momento nella fase iniziale dello sviluppo di ogni nuova piattaforma in cui si ha realmente bisogno di sviluppare l’hardware e il software allo stesso tempo. Solo più tardi ci si potrà davvero specializzare. È per questo che ci occupiamo anche di hardware; anche se il ruolo a lungo termine sarà nel campo del software.

E con Oculus Rift si sta anche sviluppando la tecnologia che affiancherà Samsung per il lancio del Gear VR, giusto? Oculus Rift e Samsung Gear VR non saranno concorrenti? Tutto perché si vuole stabilire la VR a livello globale il più rapidamente possibile?

Zuckerberg: Esattamente. Sono diverse fasce di prezzo e qualità.

600 dollari contro 100 per Samsung, corretto?

Zuckerberg: Sì. Anche se ad essere onesti, la Rift è ancora più costoso di 600 dollari, perché per girare richiede un PC di fascia molto alta, arrivando così ad aggiungere circa 1000 dollari.

Perché dovremmo comprare Oculus Rift e non il Samsung Gear VR allora?

Zuckerberg: Perché Oculus Rift regala un’esperienza migliore. Nella VR il coinvolgimento visivo è molto intenso e avere un PC potente è l’unico modo per fornire certe esperienze. Pensiamo alle demo in cui è possibile manipolare gli oggetti in tempo reale attraverso le proprie mani, giocando a ping pong o interagendo con altri utenti in rete: la tecnologia deve essere tanto veloce da rispondere in tempo reale alle nostre azioni. Ciò richiede molta più potenza nell’elaborazione.

Quanto sarà grande il business legato alla VR? Goldman Sachs prevede raggiunga presto circa 80 miliardi di dollari.
Zuckerberg: Ci stanno scommettendo su due tendenze. In primo luogo, gli utenti vogliono sempre modi più coinvolgenti per esprimere se stessi. Quindi, se si va indietro di dieci anni fa, la maggior parte dei post condivisi dagli utenti era di formato testuale. Ora si condividono sempre più foto e andando avanti, i video stanno diventando il format preferito, e saranno sempre più ricchi. Ma non è tutto: in futuro, credo che si andrà a voler catturare una scena intera, una stanza, per essere in grado di trasportare idealmente chi li osserva nel nostro scenario. Saremo in grado di trasmettere ciò che stiamo facendo in diretta e di coinvolgere i  nostri amici facendoli interagire in quello stesso spazio.

Si potrebbe immaginare che un giorno il tipo più frequente di conversazione sarà la chat VR?
Zuckerberg: Assolutamente. Penso che la sfida sia quella di raggiungere un’esperienza migliore di una videoconferenza. Ma penso che si potrebbe costruire una semplice versione di una chat in VR abbastanza presto. L’altra tendenza è lo sviluppo di piattaforme sempre più coinvolgenti e potenti: abbiamo iniziato con server dalle dimensioni di edifici e con personale altamente specializzato, che non permetteva a chiunque di poterci lavorare. Poi è stata l’era dei cellulari, che sono ormai mainstream, ma che non permettono di realizzare esperienze particolarmente coinvolgenti a causa dello schermo ancora piccolo. Le nuove piattaforme impiegano circa 10 o 15 anni per emergere, e la VR è attualmente il candidato più promettente.

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Un paio di giorni fa abbiamo visto una foto impressionante durante un evento a Barcellona: eri in mezzo a una folla di giornalisti che indossavano il visore e non potevano vederti. Alcuni critici affermano che questa fotografia mostri come la realtà virtuale possa isolare gli utenti. Come reagisci a queste preoccupazioni?

Zuckerberg: Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Si tratta casomai dell’esatto contrario. Attraverso il visore veniva mostrato un video di bambini che giocavano a calcio: gli utenti hanno potuto guardare intorno a loro e condividere un’esperienza altrimenti impossibile. Come andare al cinema, ma potendo ricevere un coinvolgimento più personale. Penso che le persone tendano ad essere preoccupate per ogni nuova tecnologia che si presenta. Ma gli esseri umani sono fondamentalmente esseri sociale, quindi penso che in realtà, se capiamo che una tecnologia non ci aiuta socialmente, questa non potrà prendere piede e avere successo. Probabilmente si può andare indietro nel tempo e tornare anche ai primi libri pubblicati: scommetto che le persone si chiedevano quale fosse il motivo per cui si doveva leggere quando si poteva parlare con altre persone? Il punto chiave della lettura è che grazie ad essa si arriva a immergersi profondamente in un nuovo sè e in una prospettiva nuova. Poi, la stessa cosa è stata detta con i giornali, i telefoni, i televisori. Ora è la VR.

Un paio di settimane fa ho incontrato un imprenditore israeliano, un neuroscienziato che ha detto in un paio d’anni sarà in grado di sviluppare una tecnologia capace di creare esperienze in realtà virtuale senza dover indossare visori; come una sorta di ologramma. Sembrava affascinante, ma anche abbastanza fantascientifico.

Zuckerberg: Penso che andremo proprio in quella direzione. Non so tra quanto tempo: immagino che indossando dei normali occhiali potremo fruire esperienze coinvolgenti o solamente visualizzare informazioni. Sì, ci sono numerosi imprenditori che stanno facendo progressi su un certo numero di problematiche tecniche, ma io continuo a pensare che ci siano alcune questioni fondamentali legate all’ottica che hanno bisogno di avere risposta. Poi, una volta che le avremo, dovremo capire come produrre queste esperienze su larga scala. Se un prodotto costa 10.000 o 20.000 dollari (il costo dei primi computer) poche persone potranno permetterselo: solo quando quasi tutti saranno in grado di possederle allora diventerà reale.

Dal punto di vista di Facebook, quale sarà la prossima grande tendenza dopo la Realtà Virtuale?

Zuckerberg: Credo che il nostro lavoro si focalizzerà su tre orizzonti temporali. Ci sono i prodotti e le elementi business che importanti da sviluppare ora, come Facebook e News Feed, Instagram, in una certa misura WhatsApp. Poi, per i prossimi cinque anni, ci sono una manciata di nuove sfide che abbiamo bisogno di capire e in tale senso il formato video è probabilmente il più grande. Credo che i video diventeranno una tendenza grande quasi quanto il mobile.
Poi c’è la visione a lungo termine (10 anni), e per realizzarla stiamo investendo in tre grandi aree. Una è la connettività – facendo in modo che tutti nel mondo abbiano accesso a Internet. Oggi solo 3 di 7 miliardi di persone hanno accesso a Internet. Nei paesi poveri Internet può essere il modo migliore per garantire l’accesso a materiale didattico e all’informazione, come alla salute.
La seconda area è l’AI (intelligenza artificiale). Ci aspettiamo un sacco di progressi che porteranno grandi avanzamenti  nella società: riduzione di incidenti stradali grazie alle self driving cars, diagnosi precise per le malattie. La terza area è lo sviluppo di una piattaforma di elaborazione successiva, che a nostro avviso è la VR e la realtà aumentata.

Per l’intervista completa, vi rimandiamo a Business Insider.

A proposito dell'autore

Micaela Romanini
Senior Editor
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Micaela Romanini è Vice Direttrice di VIGAMUS. Coautrice del volume "David Cage. Esperienze interattive oltre l'avventura" per la collana Ludologica di Unicopli Editore e di "Ciak! Si gioca. Il rapporto tra cinema e videogiochi", Universitalia, scrive per riviste specializzate come PSM.

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