L’Italia della VR è viva e combatte. Ne abbiamo continue riprove, e l’ultima in ordine di tempo è una tech demo apparsa sul canale Oculus VR Share, dal titolo Doors of Silence, prodotta da un italiano, Giuseppe Belfiore.

Il genere di riferimento è l’horror, uno di quelli che funzionano meglio in la realtà virtuale, e proprio per questo motivo anche uno dei più popolari. Anche se questo tipo di gioco è piuttosto inflazionato, Belfiore ha comunque deciso di dare una sua prospettiva al genere. Sono quindi bandite da Doors of Silence le cosiddette sequenze “jump scare”, ossia quella tattica tanto efficace quanto banale di spaventare il giocatore con delle apparizioni improvvise di mostri e altri aberrazioni; se avete giocato ad Outlast capite a cosa mi riferisco.

Al contrario, l’approccio in Doors of Silence sarà più psicologico. Belfiore si è infatti ispirato ai classici dell’horror, come il primo Dario Argento (che, ci informa il developer, è protagonista di un omaggio all’interno della demo). Tra i riferimenti videoludici troviamo invece Resident Evil e Silent Hill, di cui il gioco tenta di ricalcare la maestria nel creare atmosfere; gli sviluppatori intendono quindi costruire un mondo privo di certezze e punti di riferimento, che destabilizzerà dunque la psiche del giocatore.

Il gioco è costruito intorno ai limiti e alle potenzialità espressive della VR; per questo, il set interattivo è stato costruito non come un normale videogioco, ma con il mondo reale come riferimento per quanto riguarda luci, effetti e suoni.

 

Un’ultima, importante nota riguarda l’aspetto tecnico, che è stato molto curato rendendo Doors of Silence una delle demo indie tecnicamente più notevoli per Oculus Rift, in grado di rivaleggiare con Alien Isolation. Il team è infatti riuscito a sfruttare a dovere l’Unreal Engine 4, con un attento lavoro di ottimizzazione che ha permesso di mantenere un frame rate abbastanza costante di 75 FPS, fondamentali per girare su DK2. Le performance sono quindi ottime, soprattutto se consideriamo le texture 2048×2048 (alcune sono anche in 4K). In generale, quello che si percepisce è un netto stacco rispetto alle solite demo per Oculus Rift che sfruttano Unity, pagando quindi in termini di resa visiva. Il risultato è molto vicino a quello che potremmo definire un tripla AAA per la VR.

Se volete scaricare il gioco, potete seguire questo link. Avremo comunque modo di tornare più volte a parlare di questo orgoglio VR tutto italiano.